sabato 29 novembre 2008

Pontremoli Vintage

(*)
Noi che eravamo più di diecimila
Noi che d'estate tornavano gli emigranti
Noi che ci trovavamo al Bar Renato o da Sincero
Noi che la notte dell'11 luglio 1982 festeggiavamo gioiosi in via Cavour, niente a che vedere con l'ubriacatura isterica di 24 anni dopo
Noi che abbiamo fatto le elementari al Mazzini
Noi che compiaciuti parcheggiavamo in Piazza del Duomo asfaltata
Noi che la notte prima degli esami non era un filmetto commerciale
Noi che andavamo a vedere i tornei notturni al Marello
Noi che tifavamo la Pontremolese perchè ci giocavano i ragazzi del paese
Noi che al contrario tifavamo l'USPA
Noi che, gioventù bruciata, rubavamo le ciliege e le pannocchie a Prugnin
Noi che nel buio del 9 novembre 1982 eravamo a decine sul ponte della Cresa mentre sotto il Verde si inghiottiva l'asfalto
Noi che correvamo la Strapuntremal
Noi che il casello lo volevamo in Favale
Noi che l'Ospedale era quello vecchio
Noi che in piazza ci abitava il Vescovo e sembrava la città dei preti
Noi che il fiume era tutto un verdeggiare di orti
Noi che periodicamente qualcuno vedeva il Lupo Mannaro su per i Solchetti
Noi che il cimitero era in aperta campagna
Noi che le corriere per Montelungo e per la Cervara erano sempre piene
Noi che abbiamo letto per primi i racconti di Pasquin
Noi che compravamo il giornale da Tazioli e dalla Rinassa, sua moglie
Noi che il '68 in paese non fu poi così diverso da tutti gli altri anni precedenti e successivi
Noi che al termine di Italia-Germania 4-3 portammo in trionfo in piazza il maestro Albertosi
Noi che si mangiava e si ballava alle feste dei partiti in via Europa
Noi che leggevamo Al Galàs
Noi che tanto alla fine governava sempre la Democrazia Cristiana
Noi che il Bancarella lo vinceva Milan Kundera
Noi che il Cabrini era un convento, una scuola, un oratorio, un parco
Noi che il treno con i sedili in legno fermava anche a Grondola
Noi che al fiume ci andavamo a fare il bagno saltando sui bacaduri
Noi che la corte dei miracoli non era ancora arrivata
Noi che abbiamo vissuto tutto questo pensavamo che il futuro sotto il Cielo di Pontremoli sarebbe stato ancora più coinvolgente, ancora più bello, ancora più nostro. E sentiamo la nostalgia morderci dentro.

(by Ottavio)
(*)dipinto F.Tresoldi, biblioteca comunale

15 commenti:

Davide ha detto...

Grandissimo! Un bellissimo amarcord dal retrogusto amarognolo... e se permettete anch'io, classe 1975, contribuisco con la mia dose personale di ricordi:
Noi che nel 1981 alla Purfina Moser e Contini erano in fuga verso la Cisa e dietro il gruppo con Battaglin e Saronni inseguiva come in una caccia alla lepre...
Noi che nel 1988 con Podenzana in maglia rosa il tornante del Righedo quel giorno ci sembrava lo Stelvio...


Grazie e continuate così
Davide

Anonimo ha detto...

Noi che pensavamo che il fatto che tutte queste cose non ci fossero più fosse imputabile al letargo di 17 anni della coscienza collettiva, all'asservimento morale della gran parte dei pontremolesi a un "colui" che giocando tutto sul "sembrare" ha portato quasi tutti a credere che tra "credersi d'essere" ed "essere" non ci fosse differenza.
Noi che adesso che il "colui" sembra essere meno incombente nella vita politica e sociale di Pontremoli ci siamo accorti che la colpa non era tutta sua.
Noi che al termine di consigli comunali asprissimi vedevamo il Sindaco Bianchi e Libero Spuri entrare insieme al Bar Bellotti o al Bar Bussè a bere un bicchiere.
Noi che ricordiamo che Pontremoli aveva , sebbene a volte burrascosa, una vita politica e sebbene a volte sonnolenta, una partecipata vita sociale.
Noi che eravamo piccoli e nei bar "non entrarci che ci sono i grandi a giocare alle carte e se li disturbi dicono le parolacce".
Noi che adesso siamo grandi e nei bar "non entrarci che ci sono i piccoli che si devono rintontire di bicchieri e se li disturbi dicono le parolacce".
Noi che osserviamo che i commenti al tuo blog proliferano solo in campagna elettorale o in odore di isola pedonale, come se non fosse che invece la tua voce è rimasta una delle poche a buttare un sassolino nell'acqua in attesa di un eco.
Noi che totalmente "slogan victims" prima di dire "yes we can", istintivamente, ci chiediamo "ma mi costi, ma quanto mi costi", dimenticando che quando eravamo giovani Gaber diceva "Libertà è partecipazione".

Anonimo ha detto...

Noi che continuiamo inesorabilmente a vivere nel passato...

Anonimo ha detto...

A tutti i blogger di questo sito consiglio una buona lettura, o una ottimo consiglio per un regalo natalizio: leggete o regalate "Il Cavallo Rosso" di Eugenio Corti, un romanzo che fa luce su tante, tante cose.
Buona lettura.

Barbér Pompeo ha detto...

“continuiamo inesorabilmente a vivere nel passato…” dice un anonimo.
E'un post nostalgico, lo so, dichiaratamente "vintage". Ma trovare nel presente qualcosa di entusiasmante è frustrante quanto cercare funghi dopo una nevicata. Tuttavia dovremmo farlo. Questa settimana un amico di Grondola ha trovato due porcini coperti a metà dalla neve.
cordialmente
Pompeo

Barbér Pompeo ha detto...

All'anonimo che propone (con un sommesso pregiudizio ideologico) "Il cavallo rosso" di Eugenio Corti: non è detto che non prenda in considerazione il suggerimento. Anche se è sempre stato proposto come testo sacro del conservatorismo cattolico è anche un grande e lungo romanzo popolare. A qualcuno piace il genere.
Cordialmente
Pompeo

Anonimo ha detto...

In riferimento al libero di cui si parla mi permetto di segnalare alcune recensioni. Al di là del "sommesso pregiudizio" e dell'etichetta di conservatorismo cattolico (cosa vorrà poi dire?) mi paiono significative.
cordialmente

Anonimo ha detto...

ecco il link: http://www.ibs.it/ser/serdsp.asp?isbn=9788881552351&rec=1

Funes ha detto...

Dolente guastare il climax elegiaco, ma il Ponte del Giubileo è una meraviglia del mondo confrontato col ponte di ferro effigiato.

Barbér Pompeo ha detto...

Gentile Funes, credo che quel ponte viva ormai una profonda crisi di identità: ponte di Castelnuovo, ponte di Nostra Donna, ponte di ferro, ponte Cesare Battisti, ponte del Giubileo, ponte della Pace...

Bimbi da Versola ha detto...

noi che montavamo il carburatore Dall'orto e la marmitta ad espansione, ora imprechiamo contro i motocarristi fracassoni

noi che solo alitando avremmo incenerito qualsiasi tipo di palloncino se solo fossero esistiti, ora ci scandalizziamo nel vedere alla mattina una bottiglietta vuota appoggiata sul marciapiedi

noi che facevamo le bombe col carburo ora chiediamo la sedia elettrica per gli adolescenti che lanciano qualche petardo

noi che nascondevamo tre mattoni sotto la scatola messa in posa per un calcione ora ci sentiamo sopraffatti dal bullismo

noi che facevamo le battaglie con le cerbottane e i pifferi con l'ago sulla punta ora troviamo aberrante che venga trasmesso uno spettacolo così violento come il wrestling

Illuminatemi voi vi prego, sono le cose che cambiano o solo le persone che invecchiano ?

Barbér Pompeo ha detto...

Gentile Bimbi, io darei per certo che: le cose cambiano, le persone invecchiano, le intolleranze crescono.
Cordialmente

james90 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
james90 ha detto...

Anche se sono relativamente piccolo rispetto a voi, ('90), mi ricordo durante i miei 8 anni di infanzia tante belle cose di Pontremoli, che rivisiterò a breve...aggiungo:
Noi che andavamo a mangiare i baci di dama al caffè degli Svizzeri;
Noi che correvamo la stranotturna insieme agli unici 4 corridori "professionisti" e correvamo per ricevere alla fine il regalino (piattino, accendino che non funziona ecc..);
Noi che si mangiava il gelato da Alvaro;
Noi che si andava al Piccadilly (non sò se esiste ancora);
Noi che si andava a fare la spesa o all'Eurospin sulla statale per Filattiera o allo Stop;
Noi che si andava al bagno quando scappava nei bagni del cortile del municipio;
Noi che si aveva paura del Lupomannare( a scuola elementare ci raccontavano la storia e non dormivo);
Noi che si recitava la poesia "Il campanun din dun";
Noi che davanti a Casa Corvi c'erano sempre gli zingari (davanti casa mia), e si diceva che ti tagliavano le mani;
Noi che dalle classi del mazzini e dal suo cortile dove si giocava a calcio o si "combattevano" le femmine il grande nemico, si sentivano le stampanti dei carabinieri che lavoravano accanto;
Noi che d'Inverno c'era un freddo cane;
Noi che si andava alla pizzeria quella che ha come simbolo la statua della Lunigiana...
Quanti ricordi...mi stò commovendo, potrei continuare all'infinito, ma è meglio di no....

Barbér Pompeo ha detto...

Grazie James del tuo commosso ricordo.
buon ritorno
cordialmente
Pompeo