venerdì 29 gennaio 2010

Magari le cose cambiano

" Previsto inizialmente per il 23 gennaio,
è stato rinviato a sabato 20 Febbraio ore 17 al Cinema Manzoni di Pontremoli.
"Magari le cose cambiano", un film di Andrea Segre, fotografia di Luca Bigazzi. http://magarilecosecambiano.blogspot.com/
a fine proiezione interverranno gli autori del film

giovedì 24 dicembre 2009

Auguri e titoli di coda


"...E' così facile ridere
è così facile odiare
ci vuole forza per essere gentili e garbati
E' così facile ridere
è così facile odiare
ci vuole fegato per essere gentili e garbati..."

I know it's over The Smiths, 1986



Buon Natale e Buon 2010
Auguri
a chi ha ricominciato tutto da capo,
a chi ha pericolosamente danzato tra il di qua e l’aldilà,
a chi è affranto e muto di fronte all'estremo gesto di un'amica,
a chi quest’anno il giorno di Natale avrà un commensale in meno,
a chi ha paura dei ladri e appende al balcone il pupazzo di un ladro vestito di rosso
a chi aspetta un treno nel gelo per fare Natale dove viveva da bambino,
a chi anche quest’anno vedrà arrivare tanti panettoni che non colmeranno il vuoto della sua vita in casa di riposo,
a chi è ancora in viaggio
a chi ha ritrovato la via di casa,
a chi non serve ai tavoli per mancanza di personale,
a chi allegramente suona e canta, nonostante tutto,
a chi già pensa a gennaio preparando fuochi,
a chi anche stasera si vestirà a sei strati con la stufa a gas accesa tutta la notte in una casa rossa appena fuori Pontremoli,
a chi ha sull’uscio lo zerbino con scritto “welcome” ma non apre la porta mai a nessuno,
a chi dirige il traffico con scrupolo,
a chi ancora cerca invano una storia edificante – merce ormai rara - da raccontare in un post natalizio.
Questi auguri giungono da barbieri anonimi. Anonimi, non riconosciuti da nessuno, come sotto il cielo di Pontremoli lo sono da tempo coloro che vorrebbero e si danno da fare per un paese fiducioso e accogliente nei confronti delle idee, delle persone, del futuro e soprattutto di sé stesso. Questi auguri giungono da barbieri riconosciuti e riconoscibili. Riconosciuti, come il desiderio di molti di recitare sul palco della Rosa ma pretendendo che nessuno fischi le cattive interpretazioni, nemmeno dal loggione. Riconoscibili, come quelli che testardamente e senza accettare aiuto, cercano la chiave di casa smarrita sotto i lampioni delle Piazze perché lì c’è la luce, anche se l’hanno persa nell’oscurità dei Solchetti.
Questi auguri sono un congedo. Grazie a tutti voi, anonimi, riconosciuti e riconoscibili che con stima, affetto o disappunto avete frequentato questa Bottega. E se qualcuno ci ha pensati guastafeste senza invito, ritenendosi offeso per una torta in faccia, sappia che “non lo si è fatto apposta”. Questo blog non voleva abbattere il tiranno ma il suo castello dentro di noi. Non abbiamo pensato di essere infettivi, portatori di opposizione. Volevamo solo salvare dalla discarica i dettagli, le storie, le speranze di una città. Per questo abbiamo scritto post carini accanto ad altri che sono un fiasco, ma ne abbiamo scritto pochi, crediamo, che sono una bugia. It was only a weblog, i’m sorry.


(best wishes from Annacarla, Ottavio, Barbér Pompeo)

domenica 20 dicembre 2009

Un libro per salutarci

"Il libro è come un cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici.
Una volta che li hai inventati, non puoi fare di meglio"
U.Eco, Non sperate di liberarvi dei libri

Non trovo modo migliore per salutare tutti gli amici del blog e augurare loro Buon Natale che suggerire ancora una volta qualche titolo.

"Una testa selvatica" di Marie-Sabine Roger (Ponte alle Grazie) è la storia dell'incontro tra lo scemo del villaggio e una vecchietta. Diversissimi, lui è semianalfabeta, lei lettrice, lui vive in una roulotte, lei ha girato il mondo. Ma hanno in comune la solitudine, l'amore per i libri, la simpatia per i piccioni. Per lui diventa la nonna che non ha mai avuto e che lo inizia alla comprensione e all'uso delle parole, che gli servono anche per definire i sentimenti, all'inizio con pudore, poi con naturalezza. E' un incontro magico, in un parco dove di solito ci si ferma, ma senza osservare con attenzione l'umanità che lo popola. Bellissima la citazione di Ba (scrittore africano): "Quando un vecchio muore, è come se una biblioteca bruciasse"

"Francobollo d'addio" di Heloneida Studart (Marcos Y Marcos) è un bel romanzo di indiscutibile impronta sudamericana, con le sue atmosfere passionali e i personaggi che non sono mai quello che sembrano. Soprattutto le donne, le vere protagoniste, sia quelle vive che quelle morte, in lotta per la propria affermazione, contro chi le vuole solo vittime. E, sullo sfondo, corruzione, favelas e una dittatura assassina. Ma anche l'amore, quello che va oltre la morte. E l'odio, che spingerà all'omicidio del marito-padrone. Un omicidio rivendicato con fierezza, esaltante come un orgasmo. Scrittura ricca e affascinante, come solo i sudamericani.

"Quando Nina Simone ha smesso di cantare" di Darina al Jaudi è un'altra storia di donne, per la precisione di una libanese anticonformista, educata dal padre (un intellettuale ateo) alla più completa libertà, al rifiuto di qualsiasi tipo di condizionamento, religioso o sessuale che sia. Ma nella Beirut martoriata dalla guerra civile, una donna è pur sempre una "bestia da tiro", cui non è consentito manifestare sentimenti, tantomeno esigenze. L'ospedale psichiatrico sarà la conseguenza del suo ribelle modo di vivere. Ne uscirà non domata, ma rifiuterà la città (ormai semipacificata), che pure ha sempre amato, per volare a Parigi.

E per gli irriducibili non lettori c'è un libretto di 50 pagine, che contiene decine di romanzi. Si tratta di "Romanzi in tre righe" di Felix Feneon (Adelphi). Uno: "A Cliché un mendicante settantenne, certo Verniot, è morto di fame. Nel suo pagliericcio sono stati ritrovati 2000 franchi. Ma non bisogna generalizzare". Oppure:" L'ex sindaco di Cherbourg, Gosse, era nelle mani del barbiere. Ad un certo punto ha lanciato un grido, ed è morto. Ma il rasoio non c'entra".

Buona lettura e buon 2010 a tutti!
(by Annacarla)

sabato 12 dicembre 2009

I rifiuti riconsegnati

"Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità."
(da Le città invisibili,Italo Calvino 1972,119)

Ho un’istintiva simpatia per l’anonimo cittadino che nei giorni scorsi ha appeso alla porta della Sezione Comunale di Pontremoli della Federcaccia, presso la Biblioteca, un sacchetto di rifiuti vari raccolti nei boschi, accompagnandolo con un rustico cartello: "Questa immondizia è stata raccolta nei boschi. Tramite la vostra associazione si invitava i raccoglitori e i cacciatori a non lasciare nulla per terra. Un cittadino"
Più che un ammonimento, un appello, una richiesta di attenzione. L’educazione ambientale è materia che necessita di formazione continua. Ci tocca studiare. Anche l’educazione alla raccolta differenziata e porta a porta, che da poco tempo è iniziata in città, è materia difficile. “Vede signora, suo figlio è bravo ed intelligente ma non si applica…” Così parlano di noi cittadini del centro storico. Studiare, dunque. Sperando che serva e non sia tardi. Poiché ancora oggi ho la percezione di partecipare ad un’illusione: quella di chi crede di poter fermare con la schiena un treno in corsa. Mentre i macchinisti a Copenhagen chiacchierano.

sabato 5 dicembre 2009

Mama Africa in tour









Le più belle foto del festival Mama Africa 2009 sono ora in giro per la città. Un po' di calore e colore in questo grigio finale d'autunno. Un gioco di contrasti e pensieri che migrano alla prossima estate. Un cordiale grazie a Franco per le foto.

domenica 29 novembre 2009

Sull'eleganza e il suo contrario

"Quelli che la notte non si può girare più
quelli che vanno a mignotte
mentre i figli guardan la tv
che fanno i boss,
che compran Class
che son sofisticati da chiamare i NAS... "

Quelli Che Benpensano, Frankie Hi-Nrg Mc

L'eleganza sarà il tema della prossima festa al Centro Giovanile, il 7 dicembre. Non ci stiamo imbucando, aderiamo ad un invito sul tema.
Sull’eleganza, quella autentica. Da non confondersi con l’arido apparire e il distacco snob che spesso nascondono ben poco eleganti modi di vivere. Perché l’eleganza…
non è un abito di gala: è il rispetto per chi si incontra, indipendentemente dal suo vestito;
non è una berlina da 60 mila euro: è l’incedere lento di chi gode ancora a fare quattro passi a piedi;
non è fare lo struscio col barboncino al guinzaglio: è raccogliere le deiezioni lasciate in strada dai propri cani;
non è la perbenista astensione dagli alcoolici: è sapere bere uno o più d’un bicchiere in compagnia senza trasformarsi in bruti;
non è strumentalizzare l’idea della saggezza degli anziani: è lasciare spazio a chi viene dopo, consapevoli che ognuno fa il proprio tempo, non tutti i tempi;
non è acquistare Il Corriere della Sera perché è neutrale (?): è il farsi un’opinione propria rispettando quelle degli altri;
non è una dispensa piena di qualsiasi cosa da potere offrire all’ospite: è accogliere l’ospite, anche sconosciuto, e offrirgli un bicchiere d’acqua e la propria vicinanza;
non è difendere la quiete pubblica e il silenzio notturno: è fare compromesso tra le istanze del proprio riposo e quelle di chi cerca svago;
non è votare un partito moderato: è anteporre la scelta di un equilibrio agli equilibrismi;
non è difendere valori tradizionali e proporli come universali e immutabili nel tempo: è coltivare la cultura del dubbio, offrire cittadinanza ad idee nuove e cercare di comprenderle;
non è frequentare la scuola privata: è imparare da chiunque ha qualcosa da trasmettere e condividere il sapere;
non è presidiare tenacemente liste elettorali, istituzioni e posti in prima fila: è coltivare tenacemente partecipazione e servizio alla comunità;
non è la facile condanna dell’immigrato quando delinque: è denunciare la promiscuità e l’esclusione di una comunità reclusa e isolata in una casa rossa tra i prati e la statale;
non è proporsi come anima e salvezza della vita del centro storico: è accettare di non essere i proprietari indiscussi della piazza solo perché lì ci si lavora;
l'eleganza infine è far suonare a festa le campane il giorno del proprio funerale, lasciandoci un sorriso che allontana il dolore.


(by Ottavio & Pompeo)