sabato 5 dicembre 2009

Mama Africa in tour









Le più belle foto del festival Mama Africa 2009 sono ora in giro per la città. Un po' di calore e colore in questo grigio finale d'autunno. Un gioco di contrasti e pensieri che migrano alla prossima estate. Un cordiale grazie a Franco per le foto.

domenica 29 novembre 2009

Sull'eleganza e il suo contrario

"Quelli che la notte non si può girare più
quelli che vanno a mignotte
mentre i figli guardan la tv
che fanno i boss,
che compran Class
che son sofisticati da chiamare i NAS... "

Quelli Che Benpensano, Frankie Hi-Nrg Mc

L'eleganza sarà il tema della prossima festa al Centro Giovanile, il 7 dicembre. Non ci stiamo imbucando, aderiamo ad un invito sul tema.
Sull’eleganza, quella autentica. Da non confondersi con l’arido apparire e il distacco snob che spesso nascondono ben poco eleganti modi di vivere. Perché l’eleganza…
non è un abito di gala: è il rispetto per chi si incontra, indipendentemente dal suo vestito;
non è una berlina da 60 mila euro: è l’incedere lento di chi gode ancora a fare quattro passi a piedi;
non è fare lo struscio col barboncino al guinzaglio: è raccogliere le deiezioni lasciate in strada dai propri cani;
non è la perbenista astensione dagli alcoolici: è sapere bere uno o più d’un bicchiere in compagnia senza trasformarsi in bruti;
non è strumentalizzare l’idea della saggezza degli anziani: è lasciare spazio a chi viene dopo, consapevoli che ognuno fa il proprio tempo, non tutti i tempi;
non è acquistare Il Corriere della Sera perché è neutrale (?): è il farsi un’opinione propria rispettando quelle degli altri;
non è una dispensa piena di qualsiasi cosa da potere offrire all’ospite: è accogliere l’ospite, anche sconosciuto, e offrirgli un bicchiere d’acqua e la propria vicinanza;
non è difendere la quiete pubblica e il silenzio notturno: è fare compromesso tra le istanze del proprio riposo e quelle di chi cerca svago;
non è votare un partito moderato: è anteporre la scelta di un equilibrio agli equilibrismi;
non è difendere valori tradizionali e proporli come universali e immutabili nel tempo: è coltivare la cultura del dubbio, offrire cittadinanza ad idee nuove e cercare di comprenderle;
non è frequentare la scuola privata: è imparare da chiunque ha qualcosa da trasmettere e condividere il sapere;
non è presidiare tenacemente liste elettorali, istituzioni e posti in prima fila: è coltivare tenacemente partecipazione e servizio alla comunità;
non è la facile condanna dell’immigrato quando delinque: è denunciare la promiscuità e l’esclusione di una comunità reclusa e isolata in una casa rossa tra i prati e la statale;
non è proporsi come anima e salvezza della vita del centro storico: è accettare di non essere i proprietari indiscussi della piazza solo perché lì ci si lavora;
l'eleganza infine è far suonare a festa le campane il giorno del proprio funerale, lasciandoci un sorriso che allontana il dolore.


(by Ottavio & Pompeo)

domenica 22 novembre 2009

La maglia sganciabile in corsa

"It was a train that took me away from here
but a train can't bring me home...
"
Train Song, Tom Waits
Si narra che avesse scoperto il sistema alla stazione ferroviaria pensando subito di farne tesoro. Da sempre accade che tra le stazioni di Pontremoli e Grondola la salita renda insufficiente la prestazione del locomotore. Così, per i treni pesanti è prevista "la spinta". Un locomotore aggiuntivo va in coda al treno agganciandolo con un dispositivo un pò artigianale chiamato "maglia sganciabile in corsa". Con un gioco di fischi, i macchinisti dei locomotori di testa e di coda si accordano per dare insieme trazione e spinta. Arrivati a Grondola la spinta si sgancia al volo e torna a Pontremoli in attesa di un nuovo intervento. La "maglia sganciabile" gli era sembrata un'ottima soluzione anche per la gestione della sua difficile amministrazione. Nel ruolo di temporanea spinta aveva così agganciato di volta in volta le varie opposizioni, esterne e interne. Momentanei consensi, prudenti collaborazioni, fugaci agganci e sganci in corsa. Dopo le prime difficoltà, aveva anche ottenuto qualche apprezzabile risultato: la partenza della raccolta porta a porta dei rifiuti, la chiusura dei debiti con le banche, l'apertura pomeridiana delle Poste. Il sistema sembrava funzionare. Una sola spinta non gli riusciva di agganciare: l'opinione pubblica. A suo tempo, qualcuno dei suoi aveva previsto nel programma "ogni sei mesi un incontro pubblico". Incontri sempre rinviati, troppo ostici e prevedibilmente imbarazzanti. Ora piuttosto,con un aggangio al proprio partito,cercava una spinta per un altro viaggio, un nuovo incarico a Firenze. Una verifica dei regolamenti gli aveva impedito l'aggancio al primo tentativo.Pazienza. Nel frattempo il locomotore fermo dell'opinione pubblica restava in attesa.

sabato 14 novembre 2009

Signore e signori, buonanotte

- Onorevole non crede sarebbe opportuno, in attesa di conoscere la verità, di dare la dimissioni dalla sua alta carica...
- Giovanotto, dimettermi: mai! Questa sarebbe una mossa sbagliata!
- Lei vorrebbe dire che le sue di dimissioni sarebbero un implicito riconoscimento delle accuse...
- Ma no, no: io non mi dimetto per combattere la mia battaglia da una posizione di privilegio. Dal mio posto posso agevolmente controllare l'inchiesta, inquinare le prove, corrompere i testimoni: posso, insomma, fuorviare il corso della giustizia.
- Onorevole, ma non è irregolare, contro la legge?
- Ah no giovanotto, io le leggi le rispetto, e soprattutto la legge del più forte. E siccome in questo momento io sono il più forte intendo approfittarne, è mio dovere precipuo!
- Ma dovere verso chi, scusi?
- Ma verso l’elettorato che mi ha dato il voto per ottenere da me posti, licenze, permessi, appalti, perché li spalleggi in evasioni fiscali, in amministrazioni di fondi neri, crolli di dighe mal costruite, scandali, ricatti, contrabbando di valuta.
- Scusi, ma che cacchio sta dicendo?
- Io sto dicendo che l’elettorato vede in me un prevaricatore. Se invece voleva scegliere un uomo probo, onesto e perbene, ma che dava i voti a me? Addio ragazzo...
Marcello Mastroianni, Carlo Bagno, in Signore e signori, buonanotte

Quando provi a mettercela tutta, quando provi a fermare i pensieri sulle storie della tua piccola città, quando vorresti limitarti a piantonare la tua piccola trincea quotidiana, quando pensi che questo possa bastare, ti accorgi che non ce la potrai mai fare. La realtà è più grande, tracima misera e inquietante gli argini che ti sei costruito e invade da ogni lato la soglia della tua attenzione. E non c’è verso di restare indifferenti.

sabato 7 novembre 2009

Non cercare i maestri zen

Tu la conosci la storia del maestro zen e del bambino? C’è un bambino che per il suo quattordicesimo compleanno riceve un cavallo, e tutti nel villaggio dicono: “Che meraviglia, ha ricevuto un cavallo!”, e il maestro zen dice “Vedremo”. Due anni dopo cade da cavallo e si rompe una gamba, e al villaggio dicono:”E’ terribile, e il maestro zen dice:”Vedremo”. Poi scoppia la guerra e tutti i giovani devono andare a combattere tranne il ragazzo che ha la gamba ridotta male, e tutti al villaggio dicono: “Che meraviglia”… - E il maestro zen dice: “Vedremo”
P.S. Hoffman e Tom Hanks in La guerra di Charlie Wilson

Costruirono un muro, a separar le genti. Un grande simbolo di finta pace. Tutti piansero in quei giorni, e il maestro zen disse”Vedremo”. Dopo tanti anni e tanti sforzi il muro fu infine abbattuto. Tutti gridarono “Oh, meraviglia!”, ed il maestro zen disse “Vedremo”. Al posto di un muro ne edificaron mille. Muri fisici nei quartieri delle nostre città, muri mentali a proteggere le nostre indifferenze, muri navali a respingere i disperati del mare . Muri, muri e ancora muri. E mentre tutti volsero lo sguardo al maestro zen un giovane gli si avvicinò fiducioso a cercar conforto. Ed il maestro zen, respirando profondamente, alzò gli occhi al cielo, subito li riabbassò, allontanò le mani fino allora giunte e le dispose a taglio... e gliene diede tante... ma tante... ma tante...!
Morale: quand'è ora, vedi di darti da fare e lascia perdere i maestri zen.

sabato 31 ottobre 2009

Il realismo in un buon ascolto


"La vita è a colori ma il bianco e nero è più realistico"
Samuel Fuller
in: Lo stato delle cose
Ci vuole coraggio a proporre oggi un audio-documentario. Mentre una scatola luminosa ci ha occupato la casa, la dipendenza dall’immagine è divenuta epidemica e sembra esistere solo ciò che arriva agli occhi, qualcuno ha il coraggio di invitarci all’ascolto di un documento solo sonoro.
Sabato 14 novembre alle 17.00 nella Sala del Quattrocento del Comune di Pontremoli, ci sarà la presentazione di: «Guerra nel Mediterraneo» Dalla Cap Anamur a Frontex e ai nuovi campi europei. Un audio-documentario che racconta la strategia dell'Unione Europea nei confronti dei disperati. Interviste, registrazioni telefoniche, documenti sonori ufficiali e segreti, drammatici e impressionanti quanto un film horror. La realtà che ti vibra negli orecchi. Un ritorno all’ascolto, come quando da piccoli correvamo davanti alla vecchia radio a valvole del nonno, avvicinandoci di più, perché ogni parola che superasse quel molesto fruscio di fondo era importante, da non perdere. Buon ascolto, dunque.
Perché anche i cani senza guinzaglio a volte si fermano e drizzano le orecchie mentre lo sguardo è immobile.