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sabato 7 novembre 2009

Non cercare i maestri zen

Tu la conosci la storia del maestro zen e del bambino? C’è un bambino che per il suo quattordicesimo compleanno riceve un cavallo, e tutti nel villaggio dicono: “Che meraviglia, ha ricevuto un cavallo!”, e il maestro zen dice “Vedremo”. Due anni dopo cade da cavallo e si rompe una gamba, e al villaggio dicono:”E’ terribile, e il maestro zen dice:”Vedremo”. Poi scoppia la guerra e tutti i giovani devono andare a combattere tranne il ragazzo che ha la gamba ridotta male, e tutti al villaggio dicono: “Che meraviglia”… - E il maestro zen dice: “Vedremo”
P.S. Hoffman e Tom Hanks in La guerra di Charlie Wilson

Costruirono un muro, a separar le genti. Un grande simbolo di finta pace. Tutti piansero in quei giorni, e il maestro zen disse”Vedremo”. Dopo tanti anni e tanti sforzi il muro fu infine abbattuto. Tutti gridarono “Oh, meraviglia!”, ed il maestro zen disse “Vedremo”. Al posto di un muro ne edificaron mille. Muri fisici nei quartieri delle nostre città, muri mentali a proteggere le nostre indifferenze, muri navali a respingere i disperati del mare . Muri, muri e ancora muri. E mentre tutti volsero lo sguardo al maestro zen un giovane gli si avvicinò fiducioso a cercar conforto. Ed il maestro zen, respirando profondamente, alzò gli occhi al cielo, subito li riabbassò, allontanò le mani fino allora giunte e le dispose a taglio... e gliene diede tante... ma tante... ma tante...!
Morale: quand'è ora, vedi di darti da fare e lascia perdere i maestri zen.

sabato 14 marzo 2009

L'impalpabile dettaglio

(foto contadino nello spazio, da flickr)
"Alla gente di questo Paese non interessano i dettagli.
Non si fidano dei dettagli,si fidano solo dei titoli sui giornali"
Gene Hackman, da Piume di struzzo

Nei titoli dei giornali di questi giorni, le stragi di “improvvisa follia” nelle scuole o per la strada, tra la folla. “Improvvisa follia” di chi ha nell’armadio di casa un piccolo arsenale di armi. Un’accorta precauzione per la sicurezza personale, certo giustificata dalla paura. Un dettaglio, solo un dettaglio. La paura compatta la società e l’uso delle paure diffuse è uno dei metodi storicamente comprovati del controllo di Stato. L’effetto è l’accettazione della riduzione delle libertà individuali. Banale dettaglio anch’esso. Già Benjamin Franklin ammoniva che “chi è disposto a sacrificare la libertà per la sicurezza non si merita né l’una né l’altra”. Di più, credo non si meriti neppure un futuro per i propri figli, lontano dalle traiettorie di pallottole vaganti. Perché, se la paura compatta, il panico disintegra qualsiasi società civile. Ed il confine tra paura e panico è labile e sfuggente. Pure questo un impalpabile dettaglio.

sabato 24 gennaio 2009

Il banco in piazza


Era sua la prima voce che arrivava alle orecchie di chiunque il mattino entrasse in piazza di sopra. Popolare imbonitore di frutta e verdura e personaggio storico del mercato, sentiva ora di dover passare la mano. Per questo aveva chiamato Hassan offrendogli la presa in carico del mestiere. Proposta subito accolta da chi aveva imparato che il futuro stava nel palmo delle proprie mani. Un banco e un camion per raggiungere i paesi e le frazioni più discoste dove portare la frutta è anche un gesto di condivisione. Da tempo la Camera di Commercio riferiva a Pontremoli una crescita di nuova piccola imprenditoria di immigrati. Positivi segni dei tempi a contrastare inerzie ed esclusioni. Che le loro storie non restino celate. Buona fortuna, Hassan.

sabato 17 gennaio 2009

Ultime notizie

...
Il politico dice che una guerra giusta
fa nascere una pace giusta.
Come il pozzo tiene fresche le sue acque
il politico mantiene fresche le sue malizie.
Ma ciò che è giusto o sbagliato lo sa
la pecora più del macellaio.
Allora in molti chiedevano: cosa importa
dell'incenso portato da Saba,
della canna aromatica, dei bacili
d'oro e d'argento?

"Sono i tempi" dice uno
seduto in autobus. E il tempo non basta mai.
E' come la freccia silenziosa
che divide la mela dei secoli.
E' l'oscillazione di una lampada
dentro il duomo di Pisa.
E' una serie di fermate
dove non c'è nessuno.
E' l'infinito che ci guarda
vivere in questo modo.

...
dalla poesia:Ultime Notizie, di Paolo Lanaro (Lo straniero Dic 08 )
Ad Assisi, quante volte ancora?

sabato 18 ottobre 2008

Fac-simile

Spett.Uffizi d'Immigrazion
Via Division D'Aqui,numor151
43100 Perma (Padania)
Al sotscrit.............................. nasù a ...................................(Teronia)
al giorn.................. ed l'an................... fortuantament domicilié ....................
Vist i risultè dagl'ultim eleziò a vrev dmander, sa fus posibil, d'aver la
CITADINANZA PRAMSANA
As dichiara che:
1. A son pentì d'esor un Taron
2. A rinegh al me origini meridionali
3. A magnerò almeno do volti a la smana i Caplet
4. Farò dmanda ed fer di corsi ed lengua e dialet Pramsà
5. A promet d'an esor miga rcmandè, ed lavorer c'me un eson, pagher tut i tasi, d'an ciamer mei a Perma i me parent Terò, ed fer miga dal casè ed nota, d'an sbraier c'me un mat d'la finestra o dal balcò par ciamer qulchedò e d'cambier la machina da tarò ca gò
6. A promet d'en dir mei pù "minchia" e quand'am dira i bali a dirò sempor "kat vena un cancor"
7. A promet solenement ed fer al tifo pr'al Perma e d'odier con tuti al me forsi la rzana
Con la speransa che la domanda la vena acetada, cordialment av salut e av ringrazi.
in fede
Al Signor Taro':................................

Circolava a Parma negli anni ottanta. Ringrazio Antonio per avermene inviata una copia. L'ironica fantasia di allora si avvicina oggi - assai meno indulgente e bonaria - alla realtà. Il test di ammissione alla scuola dell'obbligo dei "bambini non italiani", ed i corsi intensivi di lingua e cultura italiana - in "classi differenziali" - di recente proposti, non esprimono forse lo stesso primitivo spirito? Mark Twain scriveva che "l'unica differenza tra la verità e la fantasia è che la fantasia deve essere credibile". E' l'incredibile che va a sparire.

sabato 12 luglio 2008

La paura del pilota prima della curva cieca

" Riders on the storm
There's a killer on the road
His brain is squirmin' like a toad
Take a long holiday
Let your children play"
(Riders on the storm; Doors)

Da una mail inviata alla Municipale di Pontremoli:
"Salve, buon giorno e buon lavoro,sono Leonardo Tongiani, un 25enne di Carrara, appassionato di mototurismo. Domenica 29/06/08, salendo da Pontremoli, in direzione del Passo della Cisa, ho notato per terra, alcune centinaia di metri prima di "Montelungo Superiore" delle chiazze nere, poste al centro della corsia di destra, dientro a curve cieche. Il fatto che non ci fossero segni di scie o di perdita di alcun tipo, e il fatto che la direzione fosse quella orientata verso il paese, mi ha fatto pensare (e come me la pensano in molti) che la nafta (questo era l'odore della chiazza nera), sia stata gettata intenzionalmente da qualche abitante per far cadere le moto troppo veloci, prima di arrivare in paese. A Carrara abitavo su una strada in cui si verificavano spesso delle perdite di gasolio da parte dei camion, e quelle chiazze non assomigliavano affatto a quelle che ho visto domenica scorsa a Montelungo Superiore. Con questa mio messaggio di posta, vorrei segnalarvi l'ipotesi che sia stato commesso un atto criminale, volto a creare nocumento a chiunque passasse per quella strada, nella stessa misura in cui alcuni contadini sono soliti tendere corde ad altezza uomo per disarcionare i guidatori di moto in fuoristrada, o come nell'assassinio dello scorso anno, dove un ingegnere padre di famiglia fu sgozzato dal filo spinato teso da un contadino irritato per il rumore.
Vi invito quindi, nei limiti delle vostre possibilità, ad eliminare quelle due chiazze, ed eventualmente comunicare alla popolazione che una caduta anche a pochi chilometri orari per una moto può essere mortale, se impatta contro un mezzo proveniente dalla corsia opposta. In presenza di nafta, bastano delle gomme troppo vecchie e dure per cadere, indipendentemente dalla velocità e dall'esperienza del guidatore.Vi ringrazio per il vostro tempo,Buon Lavoro, e buona giornata."


Tra gli innumerevoli rischi di questi tempi incerti e confusi c'è quello di vedere i cervelli finire all'ammasso, al punto da rendere verosimile l'esistenza di aspiranti assassini testincassetta acquattati dietro le curve. Così, sono salito alla Cisa. Ho visto le strie oleose, ho visto i cantieri e gli operai nella canicola del pomeriggio, ho visto anche il movimento dei mezzi pesanti. Non ho trovato alcun plausibile motivo per dar credito ai sospetti riferiti nella lettera. Forse la miseria delle nostre contese non è così brutale. E le genti delle nostre montagne non rispondono a codici tribali. Forse le nostre ordinarie paure ci fanno intemperante compagnia. La paura del pilota prima della curva cieca, come la paura del portiere prima del calcio di rigore. O come quella del rigorista. Quale traiettoria, quale direzione, quale via di uscita troveremo? Niente di nuovo. Una curva cieca come metafora della vita. Con la ricerca di un capro espiatorio per ogni ostacolo che la vita ci nasconde.
Buon viaggio a tutti, con lentezza.

sabato 3 novembre 2007

L'etica incerta dell'incazzato insicuro


L’incazzato insicuro è sempre alla ricerca di un ascoltatore. Per più di una mattina l’ha trovato in me. Permeabile e recettivo ad ogni pregiudizio, con discorsi che ruotano sempre su se stessi, incarna e annuncia le nostre miserie. Se si ascolta la complessa articolazione della sua etica, si scopre che:
- ce l’ha a morte con i viados e mena scandalo per l’arrivo di detenuti transessuali al carcere di via IV Novembre ma due volte la settimana va al Cinquale "a vedere quello schifo” e torna a casa alle sei di mattina;
- lamenta che l’aria è ormai irrespirabile ma ogni sera porta il SUV in piazza di sotto, puntuale per l’aperitivo;
- stigmatizza l’evasione fiscale ma si vanta di non pagare le tasse;
- odia i marocchini, che “portan via il lavoro”, ma ne ha assunti due, in nero, finché servivano a finir l’appalto, senza farsi trovare il giorno di paga;
- odia pure i rumeni ma li fa lavorare anche la domenica e la sera finché c’è luce, quando deve finir la piazza in tempo per il Giro;
- dice che lo sport è tutto dopato ma prima della Stranotturna va in farmacia a chieder qualcosa “per far bella figura”;
- disprezza la televisione ma conosce a memoria ogni retroscena dell’Isola dei famosi;
- guarda con odio l’autovelox di Groppomontone ma, appena superata la caserma dei Carabinieri fa Via Europa in 10” netti.
E così via.
Che cosa ci rende sempre più spesso familiari e vicine persone che un tempo ci erano così assolutamente estranee e lontane? Siamo noi che ci siamo avvicinati ai loro territori o sono loro che ci hanno circondati?

(special thanks to Stefano Benni, Bar Sport Duemila)

sabato 27 ottobre 2007

Soldati senza ventura

"And then, the harder they come
the harder they'll fall,
one and all
Ooh, the harder they come
the harder they'll fall,
one and all,
...down to the river of nonsense"
Jimmy Cliff (revisited)
Che avreste pensato se una domenica della recente estate, scendendo per un bagno nel Magra, vi foste trovati di fronte una pattuglia di uomini in anfibi e mimetica, armati - con riproduzioni fedeli di armi vere che sparano pallini di plastica, ma questo l'avreste scoperto dopo - schizzati fuori dalle siepi di vimini, per poi attraversare di corsa il fiume scambiato per una palude vietnamita? Immagini così potevano raggiungervi nell'area di Boceda a Mulazzo, questa primavera e poi in estate. Airsoft lo chiamano, con la vana presunzione di dargli dignità di disciplina sportiva. Tanto più evidente la goffaggine di tutte le loro battaglie simulate, tanto più penose le loro fantasie e illusioni. Dove non si ritrova né qualcosa da ridere e nemmeno qualcosa da piangere ma soltanto una prova ulteriore dello smarrimento di chi è in realtà vittima della guerra mentre se ne sente protagonista e attore. Ho rabbia a pensare che ho passato il mio tempo a difendere le ragioni della pace a beneficio di uomini che banalizzano la guerra evocandone un fascino barbaro ed esaltante.
Come è possibile ancorare all'aggressività, vera o simulata, la nostra percezione dei rapporti tra gli uomini? E' un gioco, si dice. Situazioni simili a quella dei bambini che nel gioco si lasciano inseguire dagli assalitori, provando l'angoscia di chi è braccato ma con la garanzia di potersi sottrarre alla presa interrompendo il gioco. Il gioco, dicono gli psicologi, è un'evasione, a tratti necessaria, dalla realtà, una temporanea sospensione della razionalità. Assistiamo forse al recupero di esperienze evolutive mancanti? Ma l'arma in spalla è un mediatore simbolico alquanto diverso dalla famosa coperta di Linus, segno, quella sì, di sviluppo affettivo. Sono i bambini autistici o psicotici che non riescono ad affezionarsi ad alcun oggetto e ne prediligono anzi di meccanici, duri, freddi come un'arma. Così, non faremo mancare loro una piccola fetta della nostra umana pietà, oltre ad una piccola fetta della nostra indignazione.


sabato 29 settembre 2007

L'indifferenza



Spuntano sui muri, nottetempo. Frasi e slogan a sfondo razzista con relativo ornamento di svastiche e fasci,ormai da mesi compaiono su muri, monumenti e chiese di Pontremoli. Mentre ogni telegiornale della sera ci ricorda che è ormai necessaria la tolleranza zero nei confronti di graffittari, lavavetri, artisti di strada e di tutti coloro che imbrattano l’arredo urbano, a Pontremoli le cose vanno ovviamente in modo diverso. Ma non per tolleranza, bensì per indifferenza. Dalle nostre parti nessuno si preoccupa dell’arredo urbano, certo: lo abbiamo già detto parlando di isole pedonali. Per cui ci sta che il turista che entra nel centro storico riceva un benvenuto razzista e omofobico senza che nessuno si preoccupi di cancellarlo. Almeno ci si dovrebbe preoccupare dei contenuti di certe imprese grafico-pittoriche di ex ragazzi sconnessi che propongono di allargare la lista delle esclusioni sociali, in cui peraltro già loro sono compresi. Ci si aspetterebbe una condanna, un gesto di dissenso, un qualsiasi sterile atto dovuto che però segnali che sotto il cielo di Pontremoli alberga almeno un misero, conformista allineamento con le prese di posizione che si manifestano davanti a questi episodi in qualsiasi altro posto d’Italia. Invece nulla. Silenzio dal Comune, che forse si giustificherà dicendo che il bilancio dissestato rende impossibile qualsiasi presa di posizione. Silenzio dal vendutissimo settimanale locale: la pagina dei morti occupava già tutto lo spazio? Silenzio dai partiti del centrosinistra, impegnati a soppesare gli equilibri e le cariche interni al futuro Partito Democratico. Silenzio dalle associazioni. Silenzio dai pulpiti, evidentemente appagati dalla prospettiva che L’Italia è nata cristiana e romana; non morirà gay e musulmana. E se qualcuno dice una mezza parola è soltanto per compiacersi e strizzare l’occhio a svastiche e rigurgiti razzisti. Accade in circoli aristocratici, cenacoli per pochi intimi e neri ritrovi tradizionalisti, nei quali si abbeverano di odio e ideologia gli autori delle scritte.L’indifferenza è l’arma più elegante ma anche subdolamente brutale che chi regge le sorti di Pontremoli usa da secoli per mantenere il controllo sociale e lo status quo. E chi indifferente non è si adegua passivamente per evitare che un passo troppo azzardato possa pregiudicare il proprio personale tornaconto. Lo abbiamo già visto, lo stiamo vedendo anche oggi. In un muro d'indifferenza sono piantate le sbarre che ingabbiano Pontremoli.
(by Ottavio)

sabato 22 settembre 2007

La vita ai margini della pista

"Lentius, profundius, suavius"
(Alex Langer,1994)

Meglio confessarlo subito: io sono uno di quelli che giudicano il rumore un impostore. Ipersensibile a tutto ciò che accade con rumore e dissonanza, mi provocano fastidio lo stridore delle gomme, il motore che rabbioso sale di giri, l'accelerata impaziente. Ora, avete provato a salire, un sabato o domenica, alla Cisa o anche solo a Montelungo, sostando un poco in qualche piazzola o slargo? Nel silenzio della strada che corre tra castagni e prati dove è solo frinire di grilli, risalta ancor di più il rombo di moto e auto in corsa che aggrediscono la strada scendendo il mattino e risalendo la sera verso le città del Nord. Con destrezze acrobatiche ed evoluzioni all'apparenza eseguite con tanta facilità, vivono il fascino discreto della pista. Più vicini all'esaltazione che alla sincera passone sportiva e non lontani dalla pura insensatezza, sono pronti, al rientro a casa, a riversare su You Tube le immagini delle loro audacie. Eccessi di velocità, guida pericolosa, sorpassi probiti: tante piccole notizie di reato in quei video(*) mostrati con spavalderia, come belle gesta di eroi temerari. Piccole storie disperse nella rete dove pochi trovano motivo di stupore. Pazzie tollerate in nome della modernità. Quei piloti da week end sui passi appenninici potrebbero essere assunti come paradigma, o forse parodia, della competizione della nostra civiltà. Pallidi emuli del motto di De Coubertain: citius, più veloce, altius, più in alto, fortius, più possente. Noi che non cerchiamo piste ma strade e che pure abbiamo amato la splendida "Born to run", una canzone generazionale, sappiamo che c'è un tempo per correre ed uno per camminare. Perché non è correndo che possiamo incontrare, vedere, gustare, sentire, odorare. Per questo Alex Langer ci riportava al lentius, profundius, suavius, capovolgendo quei termini. Più lenti invece che più veloci, più in profondità invece che più in alto e più dolcemente invece che più roboanti. "Con questo motto, diceva, non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo".

(*)

La corsa della Panda: http://www.youtube.com/watch?v=UQ8TW_UCiFU

Gara a due: http://www.youtube.com/watch?v=VudriFMeHBk

Sul Bracco:http://www.youtube.com/watch?v=9mSewMknXi8&mode=related&search=

Sul Cerreto: http://www.youtube.com/watch?v=9otQyylVA8o

Sul Rastrello: http://www.youtube.com/watch?v=-H_rbx4E528

sabato 25 agosto 2007

L'isola che non c'è

Nell’Isola che non c’è si può consumare l’aperitivo direttamente seduti sul sedile della propria auto. E con un' inversione e una retro, dalla stessa postazione si può gustare il gelato più buono della piazza o assistere a dibattiti con intellettuali e Vip (con l’unico problema che i pedoni che preferiscono il tavolino al cruscotto obbligano le auto a stare nelle retrovie) o anche entrare in Duomo per una preghiera.
I negozi dell’Isola che non c’è mostrano il logo Centro Commerciale Naturale, dimentichi o forse ignari che nei centri commerciali “artificiali” i pedoni non devono schiacciarsi contro i muri per non essere investiti, e le macchine non passano a 20 centimetri dalle vetrine.
Gli operatori commerciali dell’Isola che non c’è che sostengono che le loro attività vivono solo con il transito delle automobili. E quelli che lo dicono con più insistenza, li trovi in ferie quindici giorni ogni tre mesi o chiudono ad ogni pausa pranzo e dopocena. Buon segno: significa che gli affari non vanno così male come vogliono fare credere. L’isola che non c’è non richiede controlli e manutenzioni, perché tutto si autoregola: la sosta, i flussi di traffico, i tavolini, la pulizia. La decennale assenza dalla scena della Polizia Municipale e la sempre perfetta cura dei cassonetti lo dimostrano.
Quelli che sul destino dell’Isola che non c’è avrebbero l’ultima parola per mandato popolare, nicchiano timorosi e ascoltano i pareri e le rimostranze di tutti tranne che dei cittadini che sognano panchine, spazi per i bambini, una strada e una piazza dove incontrarsi senza paura di essere investiti. Come accade nei centri storici di Sarzana, di Massa, di La Spezia, persino di Aulla!
Ma qui siamo a Pontremoli, e il centro storico è già più che valorizzato. Nell’Isola che non c’è magari non saranno ben conservati i lastricati o le facciate, ma sicuramente è rimasta immutata, come da nessuna altra parte, la struttura sociale. Nell’Isola che non c’è, gravandosi di improvvisate e improprie mansioni quali il decoro urbano e la viabilità, a porre e disporre, oggi come in passato, sono ancora loro: il curato e l'alchimista. Coraggiosi e inconsapevoli, come soldati giapponesi nella foresta di un' isola abbandonata, quando nessuno li ha avvertiti che la guerra è finita e che è tempo di ricostruire.
(by Ottavio)

venerdì 22 dicembre 2006

La capanna era lì,appena fuori città


"Dite a tutti che io sono qui"
***

"Anima mia canta e cammina. E anche tu fedele di chissà quale fede; oppure uomo di nessuna fede: camminiamo insieme. E l'arida terra si metterà a fiorire. Qualcuno – colui che tutti cerchiamo – ci camminerà accanto". (D.M.Turoldo)
.

sabato 16 dicembre 2006

Alla ricerca di una capanna




In quella notte, ingombra di stelle posticce, non c'era posto per loro nell'albergo in città.
Per questo si rimisero in cammino alla ricerca di una capanna, una grotta, un caravanserraglio dove passare la notte.