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domenica 4 ottobre 2009

Un piccolo evento che vale un'estate

"Chi sente un suono
intonato al suo temperamento
non può sottrarsi al suo influsso"
Ibu Arabi,mistico andaluso 1165-1240
Non so per quali percorsi e vicende Eric Wrixon, compagno delle prime avventure musicali di Van Morrison, abbia scelto di vivere a Pontremoli, preferendo le colline di Arzelato a quelle della sua verde Irlanda. Prendo atto di un innesto fortunato e fruttuoso. Almeno per noi che la sera del 13 agosto ci siamo stretti in piazzetta San Geminiano per il concerto dei suoi Them. Quest'irlandese dai lunghi capelli sbiaditi e lineamenti stracarichi per due ore ha spremuto blues dalle tastiere e dalla voce. Non una musica sgualcita ricordo di gioventù ma una fluida miscela di vitalità e passione non sopita. Da "It's all over now baby blue" a "Mistic eyes" fino a "Baby please don't go" per finire con una intensa versione di "Gloria". Blues romantico, vagamente alcolico e nicotinico ma irriducibile a ricordi di reduce. Un pubblico dai capelli grigi, bianchi e bianchissimi ha ritrovato la propria appartenenza. I pochi in più tenera età, hanno misurato il proprio stupore per un piccolo evento che valeva un'estate. Mi fermo qui perché, come diceva Franck Zappa "scrivere di musica è un pò come ballare di architettura". Le parole non possono restituire la potenza e le emozioni della musica.

sabato 6 giugno 2009

Music corner


MusicPlaylistRingtones
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E' più una soundtrack che una playlist, un assemblaggio di ricordi ed emozioni alla rinfusa, un gioco di memoria. E'ancora una pausa musicale. Prima di andare al voto.

sabato 16 maggio 2009

Pausa musicale



Tony Murena.Vintage musicale pontremolese.Non per tutte le orecchie ma tutti possono ascoltare con piacere qualcosa di insolito e autentico.

sabato 5 aprile 2008

Un progetto da manuale


Non stavo prendendo un abbaglio allorché definivo una "concreta utopia" il progetto, tutt'ora in corso per la fatica di Franco ed altri, di far produrre dal pubblico dei suoi fan, la prossima creazione di Nicola Orioli, un evento di musica e cinema muto. Non si tratta di un'avventura artistica ma di un'occasione musicale realizzabile all'insegna di teorie di mercato razionali, sagaci e concretizzabili. L'ho scoperto ora, leggendo nel blog di Kevin Kelly un post dal titolo "1.000 true fans", tradotto anche da Internazionale.
Chris Anderson - ci dice - spiegava così la strategia economica di alcune società, come Netfix o Amazon che hanno successo grazie ai mercati di nicchia: vendere anche solo poche copie al mese di migliaia di titoli, spesso introvabili, è più redditizio che vendere migliaia di copie di pochi titoli. Il gruppo di persone che compra questi prodotti di nicchia rappresenta la coda lunga. E' una teoria che funziona bene per i consumatori ma poco per gli artisti perché non fa aumentare molto le vendite, aggiunge concorrenza e fa abbassare i prezzi. Per costoro, una soluzione è invece trovare mille ammiratori sfegatati. Un fan autentico è un ammiratore appassionato che non vede l'ora che esca il prossimo prodotto e si prepara in anticipo al prossimo concerto dal vivo. Ora, non c'è bisogno di un milione di fan per giustificare la produzione di qualcosa di nuovo: ne bastano mille. Non serve mirare alla "testa corta" dei best sellers per sfuggire alla coda lunga: c'è una via di mezzo che permette un discreto successo. Questa via di mezzo si chiama "mille fan autentici". Altri chiamano questo fenomeno micromecenatismo. Nel 1999 John Kelsey e Bruce Schneier hanno pubblicato su First Monday la teoria chiamata "Il protocollo dell'artista di strada". Proprio come gli artisti di strada, prima di pubblicare un libro l'autore si rivolge direttamente ai suoi lettori: 'Pubblicherò il mio prossimo romanzo appena avrò raccolto centomila dollari in donazioni'. Nel 2004 lo scrittore Lawrence Watt-Evans ha adottato questo modello per pubblicare il suo romanzo. Ha chiesto ai suoi fan di pagare cento dollari al mese. Appena li raggiungeva, pubblicava il capitolo successivo. Altri scrittori che si rivolgono direttamente ai fan per finanziare il loro lavoro sono Diane Duane, la coppia Sharon Lee-Steve Miller e Don Sakers. Anche il designer Greg Stolze ha usato un modello simile per lanciare due videogiochi e cinquanta persone hanno spedito dei soldi per contribuire alle spese di sviluppo. Il fan autentico può liberare gli artisti dalla trappola della coda lunga in vari modi: spendendo di più, dando i soldi direttamente agli artisti, in modo che resti loro una quota maggiore delle vendite, oppure creando nuovi modelli di sostegno. Tra questi, oltre al micromecenatismo, c'è il prefinanziamento dei costi d'avvio di un'impresa. Fundable.org, per esempio, è una società che permette a chiunque di raccogliere una somma di denaro per un progetto, rassicurando i finanziatori che il progetto si farà. Fundable trattiene il denaro finché non viene raggiunta l'intera somma. Se non si raggiunge il minimo stabilito, il denaro viene restituito.
Capita dunque che nelle pieghe dell'economia di mercato possano crescere piccole opportunità, favorevoli e concrete. Capita anche di stare in questo paese come in una baia o un'insenatura, con noi come bagnanti cullati o slavati dall'acqua, e di incontrare qualcuno che ci offre gli strumenti per affrontare meno timorosi il mare agitato. Buona navigazione, Nicola.

sabato 15 marzo 2008

L'America a Pontremoli


Ho ricevuto,come altri, questa mail:
Da:Decondat Production A:pompeo.spagnoli@libero.it
Oggetto: Vince Martinez - TEATRO DI BAGNONE
In seguito al grande successo di Bagnone per il concerto del compositore americano Martin Kennedy, Sélène&Maureen de Condat,ringraziano particolarmente il sindaco della città di Bagnone Arch. Gianfranco Lazzeroni,per avere accolto una parte del calendario prodotto per il Teatro della Rosa,intitolato l'America a Pontremoli. L'High society americana lo apprezza da sempre; in molte ville hollywoodiane è di casa. Lo adorano i VIP internazionali e l'aristocrazia europea: è stato scelto dal Principe Michel de Bourbon Parme per il galà organizzato in onore di questi dal prestigioso Cercle de l'Union Interalliée di Parigi. Dopo il successo della sua tournée in Sicilia del 2005, la potente voce del crooner texano Vince Martinez incanterà di nuovo l'Italia tra pochi giorni; l'artista si produrrà prossimamente, con un'unica tappa italiana al teatro Quartieri di Bagnone.
In compagnia del suo pianista Timothy Paul Allen,Vince Martinez eseguirà brani tratti dal suo CD Shaker not Stirred, un doppio album che percorre i grandi classici americani: Besame mucho, Myway, NewYork, NewYork, Quizas,Quizas,Quizas, That's Life... Prodotto in esclusiva europea dalla DECONDAT-PRODUCTION, il crooner americano si esibirà il 19 marzo prossimo nel Teatro di Bagnone. Lo spettacolo è una produzione Decondat Production in collaborazione con l'Istituto comprensivo Baracchini e patrocinato dalla regione Toscana.


Ho letto quelle parole senza credere ai miei occhi. Così, le ho pure rilette. E’ dunque questa “L’America a Pontremoli” che ci veniva proposta? Crooner aristocratici, frequentatori dell’high society americana, “adorati dai VIP internazionali” e dal principe “de Bourbon”? Una proposta che rivela o tradisce i peggiori pregiudizi circa la nostra sudditanza culturale. Alcuni sembrano davvero credere quello che spesso a noi piace fingere. E’ quando sembriamo accettare solo quel mondo che abbiamo già visto in televisione o sulle riviste di gossip, nell’illusione di assaggiare almeno una scheggia di glassa spalmata su una dolce vita da invidiare. Ci mettiamo del nostro se ci trattano come quel genere di spettatori e spettatrici che un giorno, seduti nelle prime poltrone a un concerto dei Beatles, John Lennon - spero stavolta di ricordare bene - così apostrofò: “mentre i ragazzi delle ultime file possono continuare ad applaudire, le signore qui davanti possono limitarsi a far tintinnare i loro gioielli”.
No, grazie. E’ un’altra l’America che amo. E’ quella di Pete Seeger e di Springsteen, di Warren Zevon e di Ben Harper, di Tom Waits e tanti altri. Un’America desueta o forse sconosciuta alle aristocratiche mittenti della mail. Perdonino il pregiudizio, questa volta mio.
C’è anche un’altra America che apprezzo perché mi sorprende, perché sa leggere/leggersi dentro, perché sa trovare le parole. E’ l’America di Harry G.Frankfurt, filosofo di Princeton che ha scritto un piccolo saggio dal titolo suggestivo “On Bullshit". Rizzoli l’ha tradotto, Eco l’ha commentato, costa sei euro e si legge in un’ora. Consigliato.

sabato 9 febbraio 2008

La beffa del Sabato Grasso

(*)

“Nel quartiere borghese c’è la pace di cui
ognuno dentro si contenta,
anche vilmente, e di cui
vorrebbe piena di ogni sera l’esistenza”
P.P.Pasolini

Ci sono momenti in cui preferisco la tradizione. E’ quando vedo il Carnevale capovolgere il proprio originale e classico significato. L’atteso momento in cui al popolo è concesso di farsi impunemente beffe del potere, è trasformato dal potere stesso nell’occasione per una paradossale beffa contro il popolo sbigottito. Così succedeva da queste parti la sera del Sabato Grasso. Un concerto rock a beneficio di Emergency, sotto la tenda del dehor di un bar del centro, è stato interrotto d’autorità per le rimostranze di tre ospiti del vicino albergo infastiditi dalle chitarre. Erano le nove e mezza di sera, non proprio il cuore della notte. Una surreale beffa di Carnevale ai danni di sessanta ragazzi cui non è rimasto che affogare l'irritazione nell'invettiva e nei fischi.
Si sa, circolano troppe chitarre in questa città. Anche la Curia è preoccupata. Se ne trova una in ogni Chiesa, anzi a volte più di una. Dalla chitarra acustica leggera alla Fender pesante però il passo è breve e i ragazzi si ritrovano incautamente fatti di musica del diavolo. Vogliamo dir loro di cercarsi una droga meno rumorosa? E di impipparsi un poco più in là, in silenzio, occhi abbassati, senza disturbare il sonno di questa città che si segrega da sola? E’ così che dovremo decifrare l’impositivo messaggio pervenuto dal Palazzo sabato sera? Se è così, datemi una chitarra.
It’s so hard to be a saint in the city,cantava giustamente Bruce.

(*) Koyba, in concert

sabato 19 gennaio 2008

Un'utopia concreta


"Ma il gestore di un piccolo cinema di periferia
mi diceva che è tutta la vita che aspetta un'idea
un'idea piccolina che verso il finale si evolve
nella madre di tutte le storie, l'idea che risolve;
quel soggetto che senti nell'aria e potrebbe arrivare
proprio quando hai già chiuso il locale e cambiato mestiere:
sa com'è, è bello fare del cinema
tanto sa: facciamo tutti del cinema"

da: Dovevo fare del cinema, di Guccini/Alloisio

“Se vuole, il popolo, può organizzare i propri circensi. E non solo.” Così termina la lettera di Franco che ci chiede – a noi e a tutti - di partecipare alla realizzazione di un originale evento artistico. Un progetto “di arte, di musica e di cinema” che vedrà Nicola Orioli associare una narrazione musicale “live” alle immagini di un capolavoro di Carl Theodor Dreyer, cinema muto del 1928.
La lettera ha il tono della sicurezza di chi non teme le difficoltà e sa che “perfino il deserto fiorisce”, come ripeteva rassicurante Ingmar Lindh, maestro di ricerca teatrale. C’è chi pensa che tra le possibilità dell’arte ci sia quella di poter cambiare il mondo. Ma non è così facile e forse non è mai accaduto. Questa piccola città ha un’innegabile propensione al conformismo ed all’acquiescenza eppure, quasi a volerle bilanciare, intervengono improvvisi ricorrenti fermenti creativi. A volte lievitano, a volte no. In tempi passati “partecipazione” è stata parola abusata tanto da stridere come certe parole pronunciate a sproposito ai tavolini del cafè all’ora dell’aperitivo. Produrre cultura attraverso la partecipazione – scusate ancora il termine – serve anche a formare cittadinanza. Se pensiamo che sia desolata retorica, usiamo pure altre parole, parliamo di “maestri”. Figure capaci di trasmettere contenuti “alti” e che nel contempo ti aiutano a vivere la città in maniera attiva, a prepararti il menù anziché brontolare su quello già pronto. L’impresa di Nicola è un’avventura artistica visionaria e coinvolgente. L’impresa di Franco è pure una concreta utopia. Essere partecipi della concretizzazione di un evento artistico, una ricerca che scopre nuove strade, possiamo credere sia un qualcosa che si realizza meglio in gruppo, senza aspettare che il lavoro sia illuminato dal pieno gradimento delle autorità o degli esercenti.
Sì, credo proprio sia il momento giusto per comprare 10 euro d’utopia concreta.

sabato 8 dicembre 2007

La Banda

Hanno fatto festa, per Santa Cecilia. Ma soprattutto hanno fatto sentire in festa noi, che non siamo in grado di distinguere ‘n corn da ‘n viulin e che facciamo arrivare dal mare nubi nere appena proviamo solo a fischiettare un motivetto qualsiasi.
Loro sono La Banda, o La Musica, come affettuosamente vengono chiamati in paese. Cioè quell’insieme di persone, di generazioni diverse, che convivono amabilmente all’interno di un sodalizio conosciuto per la sua bravura ben oltre i ristretti confini del pontremolese.
I ragazzi – anche se molti non si ritengono più tali, a noi piace chiamarli tutti così – che Riccardo Madoni dirige da ormai 15 anni sono la punta di diamante, il biglietto da visita, l’eccezione di un borgo oramai da tempo in crisi di identità e di creatività.
Ci scalda il cuore sentirli suonare in “alta uniforme” sul palco del 2 luglio o camminando per le vie la mattina del 25 aprile, ma anche quando l’eleganza l’ufficialità lascia spazio all’allegria del martedì grasso o della Vigilia di Natale.
La Musica è patrimonio del nostro paese da un secolo e passa. Nonostante il tempo che corre e l’emigrazione che si porta via i fiati più robusti, vedere la Banda sempre al completo, con tanti giovanissimi pronti a rimpiazzare chi per un motivo o l’altro non può più essere presente ci da anche quel senso di speranza, di continuità che serve di tanto in tanto a rassicurarci sul futuro di Pontremoli e dei pontremolesi, una comunità abitualmente incline a dividersi e a polemizzare irrimediabilmente su tutto. Ebbene, in questo contesto una sinfonia di Beethoven o una marcetta come Puntremal di Abele Tozzi riescono nell’impresa titanica di mettere d’accordo subito tutti. Merito della musica, certo, ma anche di chi la produce gratuitamente e qualche volta rimettendoci del proprio.
Corre voce in bottega che la Banda – per l’ennesima volta – stia nuovamente cercando casa. L’accogliente sede del Leone XIII cambia destinazione d’uso. Che le casse comunali non siano in grado di sobbarcarsi l’affitto non è certo una novità… Vorremmo tanto leggere una mattina sull’Apuano che la Banda ha finalmente una sede, e che quella sarà per davvero la sede definitiva: un luogo accogliente dove esercitare i talenti dei bandisti e dove insegnare la nobile arte della musica a tanti bambini affascinati dall’idea di generare suoni che incantano. Una sede vera dopo anni di transumanze da un salone ad un altro, come randagi errabondi tra il disinteresse di chi aveva cose ben diverse a cui pensare.
Nell’attesa di leggere la notizia di una sede vera per i nostri musicisti, la nostra Bottega sentitamente ringrazia la Musica Cittadina.
(by Ottavio)
foto Mmsicacittadina.it, 2 luglio2007