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sabato 12 settembre 2009

La scuola che fa male

"Perché un bambino cresca bene,
occorre un villaggio intero"
(proverbio africano)
Ci siamo appena lasciati alle spalle gli esiti dell'anno 2008/09, con il suo vertiginoso aumento di respinti, con o senza 5 in condotta. Migliaia di non ammessi (esempio? 70.000 ragazzi tra la prima e la seconda media ripeteranno l'anno), in nome del rigore, della severità, del merito. Perché tante ripetenze? Per troppe assenze? Per cattiva condotta? Per profitto insufficiente? Un dato su cui riflettere è che una parte consistente dei respinti è composta di figli di immigrati, alle prese con le difficoltà della lingua e dell'integrazione.
Un contributo interessante alla comprensione dello stato attuale delle nostre istituzioni scolastiche ci viene fornito da Maurizio Parodi (*) con "La scuola che fa male" ed. Liberodiscrivere. E' un percorso disincantato e impietoso (ma non rassegnato) attraverso i mali che affliggono una scuola che è fonte di disagio e disadattamento per migliaia di bambini, che condanna (spesso i più poveri) all'ignoranza, che non sa motivare, interessare, coinvolgere. Che divide, a partire dagli spazi e dai tempi; che controlla, a partire dalla "postura pedagogica"(sembra che si possa imparare solo stando seduti).
E tutto ciò senza che nasca da un vero progetto, anzi Parodi individua una serie di "postulati pseudopedagogici"che sono fondamento di pratiche didattiche diffuse, in realtà privi di attendibilità. Uno per tutti: "L'insuccesso scolastico è dovuto all'inadeguatezza del soggetto". Facile, no? Così la scuola si autoassolve e si giustifica per i migliaia di bocciati.
Il ritratto emerso spiega il disagio e il malessere dei ragazzi, afflitti da malattie psicosomatiche e no, che escono dalla scuola"alfabetizzati" ma non lettori (anzi, il libro diventa, come per Pennac, un oggetto contundente), non scrittori, non autonomi, spesso incapaci di decidere e comunicare.
Se si fermasse qui, l'autore non farebbe altro che avallare e rafforzare quella diffusa percezione negativa, avvalorata da rapporti OCSE e quant'altro.
Parodi indica però percorsi alternativi, anche se solo abbozzati: non il "lasciar fare", ma il "lasciar essere" (gli studenti messi in grado di sperimentarsi, osare, rischiare), secondo il famoso slogan di Maria Montessori "Aiutami a fare da solo".
Parole chiave; accoglienza, esplorazione, scoperta, movimento, gioco. Senza dimenticare che la diversità è un valore. E non è poco in tempi in cui si sollecita la scuola a denunciare gli irregolari, figli di coloro che non hanno permesso di soggiorno, che sono poi quelli che della scuola hanno più bisogno.
Eppure. Eppure non riesco a scrollarmi di dosso un senso di disagio: un simile disastro implica un ritratto impietoso degli insegnanti, perché in fondo sono loro che praticano un insegnamento apodittico, che controllano, giudicano, valutano, impartiscono compiti.
Inoltre la lettura di questo testo entra a far parte di una "Campagna di rieducazione pedagogica nella scuola" dal titolo "Primum non nocere". Ecco, ancora la scuola che nuoce. L'insegnante che nuoce. Dove l'ho già sentito?
Il rischio è di contribuire a quella retorica dello "sfascio" che mi pare non necessiti di altri sostenitori. Davvero la scuola produce guasti inenarrabili? Davvero distribuisce solo dosi massicce di demotivazione? Davvero è solo luogo di malessere e inadeguatezza?
Credo che il quadro di Parodi, appartenga alla patologia non allo stato fisiologico della scuola italiana, che è anche spazio del dialogo e dell'accoglienza, improntato spesso a quello che Giuseppe Lombardo Radice definiva "contagio positivo", lo scambio tra chi insegna e chi apprende, unico antidoto alla scuola della paura e delle sanzioni. Nonostante il taglio di ore, fondi, laboratori, compresenze.
Il vero fallimento è perdere ragazzi per strada, a qualunque nazionalità appartengano.
A quella di Flaiano "Tutto quello che non so l'ho imparato a scuola", preferisco una citazione di Victor Hugo: "Se chiudi una scuola, apri una prigione"

(*)Maurizio Parodi, pontremolese di nascita (1956) e primi studi è dirigente scolastico assegnato all'Istituto Regionale di Ricerca Educativa della Liguria.
(by Annacarla)

sabato 18 ottobre 2008

Fac-simile

Spett.Uffizi d'Immigrazion
Via Division D'Aqui,numor151
43100 Perma (Padania)
Al sotscrit.............................. nasù a ...................................(Teronia)
al giorn.................. ed l'an................... fortuantament domicilié ....................
Vist i risultè dagl'ultim eleziò a vrev dmander, sa fus posibil, d'aver la
CITADINANZA PRAMSANA
As dichiara che:
1. A son pentì d'esor un Taron
2. A rinegh al me origini meridionali
3. A magnerò almeno do volti a la smana i Caplet
4. Farò dmanda ed fer di corsi ed lengua e dialet Pramsà
5. A promet d'an esor miga rcmandè, ed lavorer c'me un eson, pagher tut i tasi, d'an ciamer mei a Perma i me parent Terò, ed fer miga dal casè ed nota, d'an sbraier c'me un mat d'la finestra o dal balcò par ciamer qulchedò e d'cambier la machina da tarò ca gò
6. A promet d'en dir mei pù "minchia" e quand'am dira i bali a dirò sempor "kat vena un cancor"
7. A promet solenement ed fer al tifo pr'al Perma e d'odier con tuti al me forsi la rzana
Con la speransa che la domanda la vena acetada, cordialment av salut e av ringrazi.
in fede
Al Signor Taro':................................

Circolava a Parma negli anni ottanta. Ringrazio Antonio per avermene inviata una copia. L'ironica fantasia di allora si avvicina oggi - assai meno indulgente e bonaria - alla realtà. Il test di ammissione alla scuola dell'obbligo dei "bambini non italiani", ed i corsi intensivi di lingua e cultura italiana - in "classi differenziali" - di recente proposti, non esprimono forse lo stesso primitivo spirito? Mark Twain scriveva che "l'unica differenza tra la verità e la fantasia è che la fantasia deve essere credibile". E' l'incredibile che va a sparire.

sabato 12 gennaio 2008

Bambini che fanno le cose difficili

Lettera ai bambini.
E' difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo,mostrare la rosa al cieco.
Bambini imparate a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco,cantare per il sordo,
liberare gli schiavi che si credono liberi.

Gianni Rodari, Parole per Giocare 1979

Nella bella foto di Walter Massari i bambini della scuola dell'infanzia "Tifoni" di Pontremoli interpretano, con le maschere da loro realizzate, "Le quattro stagioni di Arcimboldo". Le cartoline sono disponibili in diversi negozi della città, con un'offerta libera a sostegno dell'opera di Francesca Reggiani in Tanzania, tra i bambini abbandonati e malati di Aids.
Immagini dallo splendore intenso che vogliono attizzare un falò di solidarietà e che ci costringono all'attenzione risvegliandoci dalla nostra vita sonnambula.
Bambini avvicinati all'arte, ascoltati nelle loro emozioni, sensibilizzati alla condivisione. Sensazioni comunicate non solo attraverso la magia della pittura ma anche attraverso il linguaggio corporeo - spettacolare e intrigante - al limite del grottesco, proprio come nel più surreale Arcimboldo. Piccoli grandi bambini che ci insegnano a fare le cose difficili.

sabato 15 settembre 2007

La campanella suona per tutti

La scuola è come le stagioni, gira in tondo:
prima nascono le foglie, poi crescono, poi invecchiano e cadono,
poi riappaiono le gemme.
D. Starnone (Ex cattedra e altre storie di scuola)

Domenica 15 luglio, ero anch’io in Piazza della Repubblica per il 55° premio Bancarella. Invitato per la premiazione, era sul palco il Ministro della Pubblica Istruzione, On. Fioroni. Un breve discorso, naturalmente per ribadire l'importanza del libro e del leggere a scuola. E’ vero, a scuola si legge poco. Le conoscenze e le idee che la lettura trasmette passano oggi in secondo piano, schiacciate da altre priorità, da valori veicolati da altri canali comunicativi. Il Ministro ha parlato di una vera e propria emergenza scuola. La parola emergenza suscita di per sé un senso d’allarmismo: è urgente intervenire, qualcosa non procede nel verso giusto. A scuola.
Che siano gli studenti? Attrezzati di cellulare, Ipod e quant'altro, sembrano non riconoscere più l'oggetto-libro. O meglio, questo è ridotto a testo di studio, più o meno intonso a fine anno, da aprirsi solo in caso di interrogazioni e verifiche, di sicuro non vissuto come fonte di piacere.
Che siano i programmi? Incubi che tormentano: "siamo indietro col programma", bisogna finirli a tutti i costi, non c'è tempo per divagare, ne va della preparazione, e poi chi li sente i genitori?
Che siano i genitori? Così iperprotettivi, (onni)presenti, invadenti.
Che siano le aule? Spesso vecchie e squallide, altre volte insicure o inagibili finché qualcuno non si da pensiero del rischio sismico.
Che siano gli insegnanti? Già, mi sa che abbiamo colto nel segno. Non l'ha detto recentemente anche l'ex vicepremier Fini (ma che scuole ha frequentato l'onorevole?) che i nostri figli li affidiamo ad una massa di eversivi? Invece di insegnare e quindi anche insegnare a leggere, capita che educhino ad esprimere idee e a ragionare, che propongano e discutano l'attualità. E poi sono anche fannulloni. Eversivi e fannulloni. Mezza giornata libera e mesi di ferie! I nostri figli, così intelligenti e ricettivi, il più delle volte non sono compresi dai loro proff. Anzi, si prendono dei deficienti, solo per avere fatto qualche innocuo scherzetto ad un disabile!
Ministro, qual è l'emergenza? La motivazione non si trasmette tramite circolari.
E se nelle scuole arrivassero (gratis) tutti i libri dei vari premi letterari (e non solo quelli), a disposizione di insegnanti e alunni?
Intanto nuove norme e linee guida attendono studenti e insegnanti all'inizio del nuovo anno: si ripristina il tempo pieno alle elementari, si definisce quello che gli alunni dovranno "sapere" e "saper fare" al termine dell'Obbligo. Le competenze ruotano attorno a 4 grandi assi culturali: dei Linguaggi, Matematico, Scientifico-Tecnologico e Storico-Sociale. Insomma quello che dai giornali è stato definito il ritorno a grammatica e tabelline, unito al richiamo alla musica e alle opere d'arte. E poi, ripristino del giudizio di ammissione all'esame di III media e introduzione dell'obbligo fino a 16 anni. In sospeso per il momento il tanto temuto (dai ragazzi) e sospirato (da molti) ritorno agli esami di riparazione. Insieme all'eliminazione di tutor e portfolio, il ministro ha completato l'affossamento delle “tre I” (Inglese, Internet, Impresa) di morattiana memoria.
Provvedimenti condivisibili che pur lasciano l'impressione di non far riferimento ad un progetto complessivo, ad una riforma della scuola nel senso di laboratorio attivo e vitale, produttrice di saperi, valori e senso critico, garante della democrazia, oggi testimone e protagonista dell'interculturalità. Una scuola che non assista inerme all’abbandono di 19.000 studenti nel primo anno delle superiori, quando qualcuno aveva già ricordato che “La scuola ha un solo problema. I ragazzi che perde” (Lettera a una professoressa).
Così, ancora quest’anno, quello che di buono i ragazzi troveranno in classe sarà il lavoro compiuto in silenzio – quasi un miracolo quotidiano – di quanti, credendo nel proprio impegno, rifiutano di congelare il pessimismo nell’indifferenza. Anche quando ad essere urlata e ripresa con i cellulari è l’eccezione che suscita scalpore.
Ora vado, la campanella suona.
Buon anno scolastico a tutti!
(by Annacarla)