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sabato 20 giugno 2009

L'antico presente

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor

il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d'identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d'amor

"se ansia di gloria e sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore

chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave"

così si lamenta il Re cristiano
s'inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d'amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

"Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

"De' cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate"

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s'arrestò

ma più dell'onor potè il digiuno
fremente l'elmo bruno
il sire si levò

codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d'onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

"Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor"

"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor


Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers
di Fabrizio De André e Paolo Villaggio, 1967

Nessuna novità sul giornale di oggi. Notizie copiate da storie già vissute e canzoni già cantate. E' l'antico presente.

sabato 28 marzo 2009

Passeranno


Passeranno sul mio corpo
senza chiedere scusa
senza chiedere permesso.
E' la legge
ed è atto di fede, diranno
parlando solo a sé stessi.
Peccato, in quel momento,
non poterli ringraziare per la premura,
poiché, di fatto, non ci sarò.
Possa allora il dubbio
invadergli l'animo
e lì restare
fino all'ultimo dei loro giorni
quando anche a loro toccherà
alzare lo sguardo al cielo
e implorare con occhi umidi
"Padre, allontana da me questo calice"
Passeranno sul mio corpo, poi
passeranno anche loro.

sabato 6 dicembre 2008

Pause

POSSIBILITA' (di Wislawa Szymborska, 1986)

Preferisco il cinema.
Preferisco ì gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuoi bene alla gente
a me che ama l'umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l'intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare con i medici d'altro.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti
che non mi promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco ì paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l'inferno del caos all'inferno dell'ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori a fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccare ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco prendere in considerazione perfino la possibilità
che l'essere abbia una sua ragione.



Preferisco il fuoco di un camino, preferisco una pila di libri presi in cambio alla libreria degli onesti, preferisco Ry Cooder e la sua Paris Texas Soundtrack, preferisco una vita minimalista a godere il poco che poi è molto, preferisco allontanare dalla mente una serie di pessime giornate, preferisco un giorno di pausa senza chiacchiere in salotto o sul web, preferisco riavvoltolarmi in poltrona mentre mi sento instabile come un crème caramel, preferisco un giorno di silenzio quando certezze e dubbi si stringono la mano.
(Sorry, Wislawa)

sabato 11 ottobre 2008

Adoratori del dio denaro


Monumentomania

Gesummariasantissima! che c'è?
in Lunigiana è proprio una mania,
un altro monumento. Solo che
è un concentrato di pacchianeria.

Non c'è legge contro il cattivo gusto
genere di consumo è diventato
qualsiasi scalzacan può avere un busto
meglio ancora se è stato condannato.

In epoca di affarismo assai sfrenato
gli adoratori del vitello d'oro
un monumento all'Euro han dedicato;
poi continuano a far gli affari loro:

Certo che in tempo di liberismo insano
serve, eccome, di guida agli esemplari
che voltando gabbana a tutto spiano
con la politica fanno i loro affari.

Monumento al denaro! mica male,
come idea è davvero peregrina,
la mercificazione è universale
poi dopo verrà il furto e la rapina.

Sono l'Euro, piazzato in questo posto
per servire da faro illuminante
all'italiano medio, assai disposto
a scambiar l'ideale col contante.

Ed il prossimo a chi vien dedicato?
c'è aria di totale alienazione,
il piduista, magari incappucciato
senz'altro farebbe un figurone

e il fabbricante d'armi, lo trascuri?
c'è in giro tanta anoressia mentale
quando i giochi diventano più duri
eroe moderno: l'evasore fiscale,

un altro lo piazziamo su in collina
col sorriso stirato da piazzista
pronta a tutto, la docile velina
pur di apparire in video, bene in vista

e perché no, un giorno non lontano
nel mondo dei valori capovolti
il mostro di Firenze, con la mano
saluterà i turisti, un po' sconvolti.

Ed in mezzo a cotanto smarrimento
anche il marmo è riuscito a fare danno,
Signore, ormai c'è questo monumento
perdonali: non san quel che essi fanno
.
di Alessio Pasquali, Settembre 2004
In occasione del monumento all'Euro eretto in una piazza di Pontremoli

Adoriamo la ricchezza, tanto che il donare denaro ai ricchi ed ai banchieri in crisi ci pare giusto, normale, doveroso e pure a noi proficuo. E' questo ciò che oggi accade? Sotto quel monumento in piazza Italia troveremo un giorno un altare?

sabato 9 agosto 2008

Posizioni storte



Puntrémal vist da l' àutë dal Castèl
i sëmbar quasi n'anterugatìv,
cun al pünt arvutà vèrs la Bardana
e la cürva arvutà vèrs i terùn.
La sëmbar quasi na cumbinasiùn,
ma a sëma storti anca an tla pušisiùn.


(Puntrémal vist dal'àutë dal Castèl
poesia di Luciano Bertocchi, da Arzengio.it)

Non è escluso che le "storture" di una città, viste dall'alto del Castello, siano differenti se viste dall'alto della Costa o dalla Nunziata, da Vignola o Casa Corvi, dalla terrazza comunale o da Monte Galletto. La posizione dell'osservatore condiziona la vista. Così, quando una politica male in arnese non aiuta ad allargare i propri sensi, ad osservare meglio, ad avere uno sguardo più articolato, partecipato e incisivo sui luoghi, il tempo, le genti, accade allora che accarezzi gli egoismi e cerchi di piegare gli accadimenti di una piccola città ai piccoli desideri, alle visuali parziali e particolari, alle tante piccole e storte posizioni.

sabato 28 giugno 2008

I segni del tempo

Tempo

Le lancette di un orologio,
il ritmo della musica,
i battiti dei cuore,
tutti scandiscono un tempo.
Ti regola la vita,
costruisce il giorno e la notte,
che trasformano le nostre anime.
Sgretola, invecchia, frantuma
nel tempo gioie immense,
e dolori cocenti;
con lui i nostri ricordi,
nel tempo i nostri sogni.
Lui passa,
inesorabile, frenetico,
non c'è tempo per decidere,
più passa meno ne hai,
devi essere veloce:
scegli o un altro sarà scelto,
giudica o verrai giudicato,
più in fretta, devi fare più in fretta,
no!!! Non cosi,
rallenta, stai sbagliando,
dovevi seguire il cuore non la testa,
dovevi andare a sinistra non a destra.
Quanti bivi scanditi dal tempo,
quanti consigli ascoltati e sballati...
Quanti "è troppo tardi".
Qualcuno ha detto:
“ c'è un tempo per la ragione,
e uno per l'istinto”.
Io, come molti,
li ho persi da tempo.


"Tempo" è una poesia di Giulio Bellano, Zeri 1998

Non so se capita un pò a tutti di pensare sempre e attendere sempre a più cose nello stesso tempo, ritrovandosi frastornati con la sensazione di aver sottratto tempo alla cosa più necessaria;
non so se il tempo del disincanto possa davvero far male, quando ci allontana e ci chiude ognuno nel proprio piccolo mondo;
non so se l'esserci, l'incontrarsi, il lasciare il proprio segno in un blog sia una risposta all'altezza del disastro di questo tempo;
non so fino a quando ancora durerà il tempo dell'ottimismo.
So però che quando guardo verso l'alto vedo un cielo basso e greve.
E so che dovremo ritrovarli, il tempo della ragione e il tempo della passione, quelli che anche Giulio si rammarica di aver perduti da tempo.
Ci toccherà, poiché a questo ci costringeranno.

sabato 31 maggio 2008

Un giorno vennero a prendere me...

(*)

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare
.
(Bertold Brecht/Martin Niemöller)

Gira parecchio nel web questo testo in questi giorni. Anche noi oggi contribuiamo, affinché qualcuno rimanga sveglio. Per protestare quel giorno ed anche prima di quel giorno.

(*) da un dipinto di Danilo Pinotti

sabato 12 maggio 2007

Piccoli dubbi di maggio



DORCAS GUSTINE
Non ero amato dagli abitanti del villaggio,
ma tutto perché dicevo il mio pensiero,
e affrontavo quelli che mancavano verso di me
con chiara protesta, non nascondendo nè nutrendo
segreti affanni o rancori.
E' assai lodato l'atto del ragazzo spartano,
che si nascose il lupo sotto i mantello,
lasciandosi divorare, senza lamentarsi.
E' più coraggioso, io penso, strapparsi il lupo dal corpo
e lottare con lui all'aperto, magari per strada,
tra polvere e ululi di dolore.
La lingua è magari un membro indisciplinato,
ma il silenzio avvelena l'anima.
Mi biasimi chi vuole, io son contento.
(Edgar Lee Masters
da:Antologia di Spoon River)
.

Riuscirà Pontremoli a strapparsi di dosso il lupo che per lungo tempo ha nascosto sotto il proprio mantello?

venerdì 20 aprile 2007

Quel 25 aprile

Pogh'ur sultant'

A manchév pogh
a la Liberassiùn.
Pogh'ur sultant'
e poi al Campanùn
j avrébi fat savér
a tüti quanti
ch'er fnì dulùri,
odi e privassiùn.

Chi trei puvrëti
ciüsi là 'n Vardéna
da poghi giurni
dëntr a la parsùn,
quand'i sëntìnun
sbàtar la cadéna
j avràn pënsà
ch' l'er la scarcerassiùn.

L'er büio schiss
an tü cagl'urë d'nòta,
al ciel i spiuvsinév
suvr'a sti tréi
mëntar j andévun
vers'al calvàri
ch'a s'preparév par lur
an piassa d'sut.

Un curpë pr'ün,
avsìn a mesanòta
cuma's dà 'l bestië
ciüs an tal masèl,
arivé 'n testa
a quësti povri grami
ch'i s'argütlénun sü,
an ti piagnùn.

Pogh'ur sultant
e poi vers' al sèt ur
agnì Sismondo
Vëschë du Puntrémal,
i s'asnucé piansand
e i j arpulì,
e j carëssé pian pian
e i benedì.


Poche ore soltanto
Mancava Poco / alla Liberazione. / Poche ore sole / e poi il Campanone / avrebbe annunciato / a tutti, a tutti quanti, / che eran finiti gli odii, / le sofferenze e le privazioni.
Quei tre poveretti, / rinchiusi là in Verdeno da pochi giorni dentro la prigione, / quando sentiron / sbatter la catena avran pensato / alla scarcerazione
Era buio pesto / in quelle ore di notte; / piovigginava / sopra questi tre / mentre andavano / verso il calvario / che si preparava per loro / nella Piazza di sotto.
Un colpo per uno,/ intorno a mezzanotte,/ come si dà alle bestie/ rinchiuse nel macello, / arrivò in testa / a quei poveri infelici, / che si rotolarono giù, / sul selciato.
Poche ore soltanto / e poi, verso le sette, / venne Sismondo, / vescovo di Pontremoli; / s’inginocchiò piangendo, / li ripulì, / li carezzò pian piano / e poi li benedisse
. (da:"L'autün d'la vita", Artigianelli 1990)
*
La poesia è di Giulio Tifoni, maestro, politico, cultore di storia locale, educatore. Son passati giusto vent'anni dalla sua scomparsa il 5 giugno 1987. Un altro anniversario da onorare con riguardo.

sabato 31 marzo 2007

La città che piace ai poeti

E' LUOGO DI RICORDI...

È luogo di ricordi
questo antico paese
che dopo la tua dipartita
mi è quasi straniero.
Transito sui nostri ponti
svettanti d’aria,
batto i miei piedi solitari
sul lastricato del borgo.
Vuota di voci e colori
la piazza,
il campanile tace
in questo fuggevole tempo estivo.
Oggi non riconosco
le mie strade segrete,
neppure i pergolati, gli orti
a ridosso del lento Magra
e la nota parlata
sospesa fra vuote sillabe.
Sfumano lontano voci strade
e il rumore di persiane
che si chiudono
strappo di memoria.
Tutto questo è amore,
ma non so che cosa
mi fa tanto amare questo paese
che neppure ricorda il mio nome.
Me ne vado solitaria
con nel cuore nuovi dolori.
Voglio dimenticare
il nido nella siepe di more:
è tempo che i miei ricordi
diventino cenere
su un campo di girasoli.


di Anna Magnavacca
da: Spiccioli di latta e altre poesie
Guerra Ed.2004

Di cosa parlano realmente i poeti quando parlano di amore per questa città? Si può amare un paesaggio, una strada, una piazza? Si potrà ammirare, sognare, godere un angolo di mondo, forse. Ma anche amare? Realmente ogni discorso su Pontremoli è un discorso sulla nostra vita. La città non ha al centro che noi stessi. Spesso amiamo i nostri ricordi, che la città ci riporta, le nostre vite che in essa si riflettono con tutte le contraddizioni ed i contrasti di abitudini e speranze. Non amiamo il paesaggio ma quell'interiore scatto fotografico che ci spinge a inseguire la memoria attraverso una piazza, un vicolo, un muretto. Ed è più facile in una piccola città, ricca di segni del tempo dal ritmo lento e dalle lunghe pause, indugiare in intimità e ritrovare un passato impigliato in un angolo della nostra mente.

sabato 3 marzo 2007

Omaggio ad Amelio Bertocchi


DESIDERI IN SOGNO

Vorrei salire su un vagone vuoto
di un treno ristorante
fermo
in una piazza di periferia.
Sedermi su un sedile di velluto

aprire il finestrino
guardare fuori
e dire a chi non c'è:
"Amici, vi saluto".
Poi rientrare
chiamare il cameriere
e sorridendo dirgli:
"Portami un bicchiere,
se è vuoto non importa,
tanto non voglio bere".
E poi partire
restando dove sono
ed addormentarmi
sognando un mondo buono.

Amelio Bertocchi, poeta e pittore, ci ha lasciati a 96 anni il 16 febbraio.
Sono suoi il quadro e la poesia, tratti da "Non buttare i ricordi" Ed.Artigianelli Pontremoli 1999. Quel volumetto, garbato e confidenziale, è tornato da qualche giorno sul mio comodino.

sabato 10 febbraio 2007

Segavano i rami


"Segavano i rami sui quali erano seduti
e si scambiavano a gran voce
le loro esperienze di come segare più in fretta,
e precipitarono con uno schianto,
e quelli che li videro scossero la testa segando
e continuarono a segare"
(Bertold Brecht)
*
Leggendo le cronache politiche pontremolesi, lunigianesi e provinciali di quest'inizio 2007 si ha la sensazione che si ripercorra la trama di quella poesia. E le esortazioni degli osservatori sbigottiti e indignati se le porta il vento. Spero domani di potervi leggere una poesia più serena.

sabato 6 gennaio 2007

I poeti ci parlano di noi



LA BODA

Un ruspatèl dal partìd d’magiurànsa
i s’er mis an cura par fèrs crèsar la pansa,
i s’ alenév a magnèr, i er sta dal dutùr,
i gh’evun dit che ben prèst i l’fevun cumendatùr.

Quand i stev cius an cà, i sirév par la stansa
Trei vot al dì i muntév su nt’la balansa;
cun al did pu picìn i su stupév agl’uréc
i’s metév a gamb largh e i parlév cun al spèc;

i fev la facia cativa s’i guardév un ritràt,
i gh’fev i surìsi s’a s’ausinev al sè gat;
par ogni ucasiùn i ev fat tut al prèv,
par quand i surtìv i s’er fat un spòi nèv.

A vunds’ur men un quarti arivév da Busè,
i strènsev tut al man, i s’urdinév un cafè;
i dev udiènsa lì fèra, i’s gunfiév sèmpar d’pu,
i guardév d’chi e du d’là, i caminév su e su.

A Ruma i gh’er d’cà, i dev a tùti dal tè,
se tu vrev la pensiùn o un lavùr par tè fiè
i er dvèntà sa na boda, i parév un balùn,
i pasév dal travèrs sut al campanùn.

Cun al gaiòf pién d’giurnài, tùt al dì i er an sir,
i ev amparà a parlèr par nun fèrsè capìr.
Ma ‘n brut giùrn i sguiié an fund al punt dla Crèsa,
i’s pianté ‘n ciòd an t’la pansa, la fu tut na scurèsa...¨


poesia dialettale di Sandro Michelotti
da: "Al mal d'Puntrémal" Ed.Artigianelli 2005

sabato 2 dicembre 2006

Un mastro bottaio vado cercando




Griffy il bottaio*

Il bottaio deve intendersi di botti.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che gironzolate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che il vostro occhio abbracci un vasto
orizzonte, forse,
in realtà vedete solo l’interno della botte.
Non riuscite ad innalzarvi fino all’orlo
e vedere il mondo di cose al di là,
e a un tempo vedere voi stessi.
Siete sommersi nella botte di voi stessi –
tabù e regole e apparenze
sono le doghe della botte.
Spezzatele e rompete la magia
di credere che la botte sia la vita,
e che voi conosciate la vita!


Pontremoli come Spoon River?
Forse.
Ma dove trovare un mastro bottaio che ci aiuti ad uscire dalla botte?
Un bottaio che non ci soffochi sotto un diluvio di parole, non rubi la scala e tutti gli attrezzi utili a uscir dalla botte, non ingrassi svuotando la botte e schiacciandoci alle pareti ricurve, non ci dica appagatevi con la vista del cupolone dall'orlo della botte, non scialacqui i nostri denari nel pavimentar la botte.
Il bottaio Griffy vado cercando.
(*)special thanks to Edgar Lee Masters