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sabato 27 giugno 2009

Omaggio a Ingemar

foto dr haddock da flickr"C’è una crepa in ogni cosa, da lì entra la luce"
Dimensione carattereLeonard Cohen,Ring the bells

Ventidue anni sono trascorsi da quella mattina del 26 giugno del 1997, in cui Ingemar Lindh moriva a Malta. Il suo Istituto Svedese di Arte Scenica era arrivato a Pontremoli nel 1984 e, tra piccole e grandi difficoltà, era rimasto per tredici anni. Luogo di ricerca, studio, formazione teatrale, fece di Pontremoli la meta di gruppi di giovani da tutta Europa. Era però una missione che non coincideva con i nostri pregiudizi e le nostre preferenze. Era una crepa nel nostro muro, e non vedevamo la luce che da lì entrava. Come tanti, tendiamo a credere che tutto il mondo sia il nostro film, dove noi siamo i divi e tutti gli altri sono semplici comparse mentre la vita è in realtà una straordinaria e sorprendente improvvisazione collettiva. Credo che in quegli anni Pontremoli, allontanando da sé Ingemar, abbia perso un treno annunciato. Pontremopolis era il titolo, evocativo, di uno degli ultimi spettacoli dell'Istituto d'Arte Scenica.
"Nonostante che uno faccia qualcosa di diverso dagli altri, egli partecipa fatalmente a ciò che gli accade intorno e ne diventa parte. Attraverso i suoi atti concreti l’individuo è costantemente in rapporto con la società. Nel momento in cui prova a partecipare in generale, viene escluso": questo raccontava Ingemar. Nell’attenzione al particolare, all’atto concreto, risiede il segreto dell’improvvisazione collettiva. Una lezione di teatro e di vita, mentre da più parti con sollecitudine interessata ci vorrebbero, oggi come ieri, spettatori ai margini o coprotagonisti cooptati e allineati, comunque esclusi.

sabato 13 giugno 2009

Good Morning, Villafranca

"Fare errori è naturale,
andarsene senza averli compresi
vanifica il senso di una vita"
Virna Lisi in Và dove ti porta il cuore

Era arrivata l'alba di un giorno nuovo e lui non capiva perché. Per tempo aveva presidiato i titoli dei giornali. Aveva portato un'overdose di promesse - terme, golf, casello autostradale - ed aveva pure un progetto per la Sacra Sindone. Sapeva come posare le prime pietre anzitempo. Con cattiveria sovradosata aveva attaccato gli avversari. Aveva adattato le pieghe del viso allo stampo di Bettino, gli era venuto naturale da subito e fino ad allora l'immagine aveva funzionato. Davvero non capiva perché ora a Villafranca dovesse iniziare un giorno nuovo. Nell'incertezza si avviò all'uscita.

domenica 31 maggio 2009

L'uomo che cerca parole




- Dio ci mette alla prova...
- Ma non poteva darci una prova scritta?

(Woody Allen, sul campo di battaglia in Amore e Guerra)


Ebbene sì, qualcuno ha sperimentato anche la prova scritta. Tonino Melis, missionario saveriano,è anche linguista e antropologo. In mezzo all'Africa,nella regione abitata dal popolo Masa tra Camerun e Ciad, ha lavorato per vent'anni alla realizazione del primo vocabolario della cultura Masa. Uno strumento antropologico, un'offerta di dignità, un atto di fede. Un percorso di vita, con dubbi, ricordi, ansie e inquietudini."L'uomo che cerca parole" è il film che narra questo progetto. Giovedì sera 4 giugno al Manzoni. Da non perdere. Perché al film ha lavorato anche Nicola Tasso, perché chi cerca parole ha la nostra istintiva simpatia, perché anche chi vive "nel buco del culo del mondo" ha una storia da raccontare.

sabato 10 gennaio 2009

Avanzi di Natale


da:Il Secolo XIX 23 dic 08 "Caro Babbo Natale, vorrei chiederti, se possibile, una cosa particolare: Nel Ricovero per anziani (Madre Cabrini) di Pontremoli insieme a tanti altri si trova ricoverata Piera Perrone di 74 anni nativa di Levanto (Sp), una donnina minuta, cagionevole in salute che ha dedicato la sua vita prima alla mamma e alla zia e poi alla sorella maggiore malata e bisognosa di cure, poi stanca ha deciso di vivere in Ospizio dove non le mancano le cure ma le manca un poco di affetto e di considerazione, io insieme alla mia famiglia la chiamo spesso al telefono e vado in visita ma mai quanto sarebbe necessario. Se puoi durante i tuoi viaggi fermati a Pontremoli e portale un saluto, la farai molto felice e io te ne sarò tanto grata. Ti ringrazio se vorrai esaudire il mio desiderio e colgo l’occasione per augurarti un Felice Natale.Luigina"

Non è stata l’ipocrisia natalizia il mio primo pensiero su quella lettera a babbo natale. Ingenua forse, è comunque un richiamo che almeno per un attimo immobilizza le orecchie di cani randagi. Solo un attimo, certo. Capisco che la nostra visita natalizia agli anziani possa apparire un rito ipocrita e consolatorio quanto uno sconto ai saldi. Conosco anch’io il fastidio per l’irritante perbenismo di chi aspetta il Natale per sentirsi più buono. Capisco anche che il buonismo sia ormai un’etichetta ingombrante e fastidiosa. Vedo infine che il prossimo 24 gennaio Giulio Scarpati, al Teatro della Rosa, – “Troppo buono” – ci racconterà di un ribaltamento tragico in cui la bontà si trasforma in “marchio d’infamia”. Sarà una pertinente riflessione. Eppure. Eppure se un giorno dovessi scegliere, costretto, tra buonismo comunque esibito e cinismo indifferente, non avrei dubbi.

sabato 17 maggio 2008

a Padre Bergamaschi

“You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one.”

(Imagine, J.Lennon)
Sabato, 17 maggio 2008, ore 16,Piazzetta della Pace
Cerimonia di scopertura della lapide a ricordo di Padre Aldo Bergamaschi

Le premesse (da: www.padrebergamaschi.com ) :
E' accaduto ad un Frate Francescano - figlio unico - di ritrovarsi proprietario di terreni avuti in eredità dai genitori e doverli quindi trasferire a terzi in ossequio al voto di povertà. Ma è anche accaduto che questo Frate si sia conformato allo stile di Padre Cristoforo il quale agli uffici della regola - dice il Manzoni - si era assegnato l’attuazione di due “utopie” di cui aveva bisogno urgente il popolo di Dio e cioè “accomodar differenze e proteggere oppressi”. Punti culturali che hanno dato origine alla cronaca che esporremo.

1 – nella Chiesa Cattolica non ha trovato continuità l’intuizione di un laico colto del secondo secolo, l’autore della lettera a Diogneto, il quale aveva capito che il messaggio di Gesù prevede l’azzeramento dello Stato Nazionale Sovrano di origine biblica (popolo eletto). Per il cristiano, infatti, “ogni paese straniero è patria, ogni patria è paese straniero”

2 – nell’Ordine Francescano non ha avuto che parziale continuità il gesto con il quale Francesco restituiva persino i vestiti al padre terreno proclamandosi, eo ipso, “fratello universale” e mai più “uno di Assisi” che monta in sella per difendere e rivendicare due palmi di territorio contro Perugia

3 – lo Stato nazionale sovrano è diventato una delle più nefaste invenzioni culturali apparse nel seno del mondo umano. Fraziona infatti gli uomini in gruppi sempre più malati di etnocentrismo ed innalza un blocco insormontabile di fronte al precetto evangelico “ama il prossimo tuo come te stesso”

4 – se infine aggiungiamo le religioni - una vera palude dove si lotta per la supremazia e non per testimoniare la verità - e la babele linguistica - che rende difficile il dialogo fra gli uomini – l’unica via per la pace nella giustizia è la costituzione di uno Stato unico planetario che provveda alla divisione e salvaguardia delle etiche e promuova la diffusione di una lingua comune nel mondo.


La lettera:

Reggio Emilia, 26.11.2005
All’On.le Enrico FERRI
Comune di Pontremoli

Illustre Onorevole,
facendo seguito al colloquio del 21 ottobre u.s., Le confermo la mia volontà di donare al Comune di Pontremoli l’appezzamento di terreno denominato “Fontana Bandigla” di 2.765 mq. (are 27,65), situato sul monte Borello.

Il motivo di tale atto consiste nel costituire - per ora solo simbolicamente - il primo nucleo di uno Stato unico mondiale nel Comune dove sono nato.

Le ragioni profonde di questa decisione stanno nella sintesi di tutta l’attività di ricerca svolta per oltre mezzo secolo in campo accademico ed in contatti col mondo filosofico e della cultura umanistica. I risultati sono analiticamente riportati in tutte le mie opere raccolte in varie biblioteche fra le quali anche quella del Comune di Pontremoli.

Il testo concordato della lapide:

PADRE ALDO BERGAMASCHI FRATE CAPPUCCINO DI TORRANO
28.1.1927 – 15.6.2007
FRANCESCANO, FILOSOFO, PEDAGOGISTA, OSSERVANTE DEL VANGELO CHE, ATTRAVERSO L’INSEGNAMENTO, LA PAROLA E GLI SCRITTI, HA CONTESTATO OGNI SISTEMA STORICO ED ECONOMICO CHE RENDA SCHIAVO L’UOMO, HA DONATO AL COMUNE DI PONTREMOLI I TERRENI DELL’EREDITÀ PATERNA CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
«LASCIO QUESTO LEMBO DI TERRA CHIAMATO “FONTANA BANDIGLA” AL COMUNE DI PONTREMOLI, INTENDENDO LASCIARLO ALLA CONDENDA COMUNITÀ UMANA O “GOVERNO MONDIALE PLANETARIO”, DI CUI MI RICONOSCO CITTADINO A PIENO TITOLO, VIVENDO OGGI ORFANO DI IDENTITÀ ETICA LEGITTIMA, INDIVIDUANDO NELLO STATO NAZIONALE SOVRANO IL PRIMO OSTACOLO STORICO E CONCETTUALE. INTENDO COSÌ PROMUOVERE CONCRETAMENTE IL MASSIMO BENE DELL'UMANITÀ, CIOÈ LA PACE»
PONTREMOLI AMMIRATA E RICONOSCENTE DEDICA QUESTA MEMORIA

Nel restare a disposizione per il proseguimento dell’iniziativa, sono lieto di porgere i miei più fraterni saluti.
Padre Aldo Bergamaschi


http://www.padrebergamaschi.com/
http://padrebergamaschi.blogspot.com/

sabato 10 novembre 2007

Ricordando Mauro Bertocchi


"Lassù, in cielo, non è forse il paradiso una immensa biblioteca?"
Gaston Bachelard

Quella sera già lo squillo del telefono sembrava poco rassicurante.
- Scusa, ti devo dare una brutta notizia.
- Sentiamo…
- Mauretto è mancato. Domani c’è il funerale. A San Colombano.
Sono passati 10 anni da quel giorno. Sembra ieri. Me ne sono accorto nella visita al cimitero il giorno dei Santi. Ho trovato la tua tomba con la foto e ho realizzato che è già passato così tanto tempo. Tanto tempo da quando tu, Mauretto, recuperasti, rilanciasti e dirigesti con entusiasmo e orgoglio la Biblioteca Comunale. Custodendo antichi libri di storia locale. Guidando e consigliando gli appassionati di storia locale tra faldoni ingialliti e microfilm. Mettendo a disposizione pionieristici “386” per le prime tesi di laurea battute al computer. Ospitando gruppi di giovani universitari in cerca di colleghi con cui condividere gioie e fatiche dello studio e che hanno trovato in te un incoraggiatore, un amico, un estimatore. Chiedendo loro in cambio solo una copia delle tesi, indifferentemente dal valore o dall’argomento.
Coerentemente con i tratti genetici della tua casata, non avevi un carattere facile. Avevi un rapporto conflittuale con la fede ma più di un prete ti era intimo. Amavi i semplici e detestavi – non facendo nulla per nasconderlo – i saccenti che di volta in volta capitavano nella tua biblioteca alla ricerca di un improbabile stemma nobiliare o di testimonianze di un passato glorioso per la loro famiglia.
Ma soprattutto non tolleravi chi dimostrava scarso amore per i libri, o vedeva nella cultura e nel sapere uno strumento di ostentazione snob o un mezzo per farsi spazio e ritagliarsi un potere in quelle cordate in forte ascesa nella Pontremoli a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Eri consapevole che avresti pagato di persona per questo. Con coerenza (merce rara già anni fa) non cambiasti mai le tue opinioni. E il conto ben presto ti fu presentato. I fondi per gli acquisti di libri stornati a favore dell’uovo di Pasqua. L’allontanamento della Biblioteca dai grandi progetti che la accostavano alle prestigiose raccolte librarie di Pisa e Firenze. L’esilio tuo, dei libri e dei tuoi amici nei fondi umidi e gelidi del Galli-Bonaventuri. I furti dei tomi antichi.
Mauro, tu e la tua creatura eravate un tutt’uno: non è un caso se l’aggravamento delle tua malattia andava di pari passo con l’umiliazione che subiva un servizio pubblico, oltretutto colpevole di non procurare voti e di non essere luogo fertile per operazioni di bassa clientela.
Il triste epilogo si consumò in un assolato giorno di novembre, pochi mesi prima di assistere all’umiliazione finale: la tua biblioteca reclusa in una ex-caserma, con i tomi non ancora trafugati a marcire negli scatoloni, gli infissi che cadono a pezzi, la dirigente che non sa manco dov’è l’entrata. La tua biblioteca priva di una lacrima di amore, di un poco di passione per la storia, la cultura.
Mauro, chissà se ogni tanto butti un occhio sui tavoli vuoti, sugli studenti che non ci sono più, sugli archivi parrocchiali microfilmati che chissà dove sono finiti. Non te ne avere a male. Lo sapevi che sarebbe finita così. Consolati: a noi, ai tuoi amici di sempre, ci manchi tanto.

(by Ottavio)

sabato 23 giugno 2007

L'ultimo giorno di scuola

Dal giornalino di classe della quinta elementare di mia figlia, oggi adulta e mamma.
“Abbiamo intervistato la nostra direttrice, Giovanna Bisciotti”

- Signora direttrice, dopo lunghi anni passati nella scuola, cosa prova ad andare in pensione?
- Sono 47 anni che lavoro nella scuola e sinceramente provo un po’ di tristezza a lasciarla, soprattutto perché la scuola è fatta di bimbi, e i bimbi si rinnovano di anno in anno e costituiscono sempre qualcosa di piacevole, di interessante, di gioioso, perché l’infanzia è fatta di gioia di vivere, quindi chi vive nella scuola non invecchia mai. […]

- Che cosa occorre per fare bene la direttrice?

- Mah! Oggi come oggi non so! Penso che per vivere bene insieme ai ragazzi non occorre essere una direttrice. Occorre essere adulti che capiscono i ragazzi, stabilire con essi un dialogo, essere capaci di comprenderli, giustificarli quando è possibile, rimproverarli quando è necessario e, ripeto, non occorre essere direttore per fare questo. Lo deve fare il genitore, lo fa l’insegnante, lo deve fare l’adulto in genere, perché ogni persona cresciuta ha il compito di aiutare i ragazzi a crescere.

- Qual è la diversità tra le generazioni di ieri e quelle di oggi?

- Eh! Le diversità sono tante. Ai miei tempi, che sono lontani, ci accontentavamo di poco, proprio di poco. Ed il poco che riuscivamo a realizzare ci dava soddisfazione. Io non so se voi, ora che avete tanto, sapete ancora desiderare e siete capaci di godere di quello che vi viene dato e di quello che conquistate.

- Che cosa le è piaciuto di noi ragazzi?

- Beh, di voi ragazzi mi piace, e mi è piaciuto, e continuerà a piacermi la sincerità, l’ingenuità, la freschezza e la voglia di vivere, che penso l’abbiate proprio tutti, la voglia di vivere serenamente, gioiosamente. È proprio questo che mi ha sempre dato la carica. Quando io mi trovo in mezzo a voi, mi sento un pochino come voi e mi ritrovo bambina, anche se ho tanti anni addosso.

- Signora direttrice, che cosa ha intenzione di fare dopo essere andata in pensione?

- Mi dedicherò alla coltivazione delle rose, per le forze e il tempo che mi resteranno, ai miei fiori, alle mie passeggiate, alla pittura. E quando vi incontrerò, se mi fermerete, faremo una chiacchierata.

Giovanna Filippi Bisciotti, in pensione dalla metà degli anni ’80, ha lasciato le sue rose più belle, cioè i suoi ragazzi, qualche settimana fa. Il suo amore per l’insegnamento, i suoi racconti di adolescente ai tempi della guerra, la sua passione di giovane maestra nelle povere e remote scuole della montagna, il suo impegno per la comunità e per la scuola oggi continuano a vivere in ognuno dei suoi alunni, più o meno adulti, vicini o lontani che siano. Grazie maestra Giovanna.
(by Ottavio)

sabato 9 giugno 2007

Un clarinetto “clair et honnête”


“La musica è la tua stessa esperienza,
i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri.
Se non hai vissuto,
nulla uscirà dal tuo strumento.”
(Charlie Parker)

Un clarinetto “clair et honnête...”. Non è solo un gioco di parole ma propriamente una dichiarazione d’intenti, programmatica, che compare nella pagina web (*) di Nicola Orioli, musicista pontremolese che oggi vive sotto il cielo di Svizzera. La pagina è sobria ed essenziale ma contiene quattro piccole preziose tracce sonore della sua ricerca artistica. Brani di indefinibile purezza dove una energia fluida e spontanea provoca la nostra partecipazione, se non vera, almeno spirituale. E’ una sorpresa piacevolissima questa colonna sonora evocativa di ricordi ed empatiche suggestioni. Nicola è musicista la cui sensibilità è pari alla padronanza che egli ha dello strumento. Anzi, sembra tenere nascosta l’enorme fatica che occorre per concepire, modellare, eseguire e presentare, con ingannevole facilità, un mondo di sviluppi musicali inconsueti intrisi di emozioni, serena energia, ricerca e intimi sentimenti che non sono facilmente reperibili nella musica che ci invade la vita quotidiana. La sera del 2 agosto prossimo potremo ascoltare queste sue “24 Invenzioni” sotto il cielo di Pontremoli. Sarà un'occasione e un modo per riconciliarsi con la musica. A presto dunque, Nicola.

(*) http://www.myspace.com/nicolaoriolinvenzioni

sabato 2 giugno 2007

Viale del tramonto


"Contry roads, take me home
to the place I belong...

And drivin' down the road I
get a feelin'
that I should have been home yesterday,
yesterday.

Take me home now country roads."

(Poems, Prayers and Promises; J.Denver, 1971)

sabato 10 marzo 2007

Quel che le foto non dicono


I'm just average,common too
I'm just like him, the same as you
I'm everybody's brother and son
I ain't different from anyone
It ain't no use a-talking to me
It's just the same as talking to you.

I shall be free
No.10
B.Dylan

La mattina era tiepida. Attraversata piazza Italia e raggiunto il bar sull'angolo, sono entrato per una colazione al banco come ogni lunedì di riposo.
Sollevando il capo dal cappuccino, lo sguardo si apre su un drappo di foto istantanee che scendono, appese e affiancate, dalla mensola sopra il bancone a formare un mosaico di quella Pontremoli che ancora non ha raggiunto i trent'anni.
Ragazzi e ragazze con le mani occupate da una lattina o una bottiglia o un bicchiere - senza i quali forse quegli sguardi disinibiti e liberi e quella freschezza dei sorrisi e delle risa non sarebbero tali - che pure ispirano un'invidia bruciante.
Impudenti e sfacciati ma vivi e mai boriosi.
Non ricordo di aver avuto alla loro età lo stesso sguardo ironico e disincantato. Anche noi - la mia generazione intendo - avevamo spesso l'aria di chi ti dice affanculo, ma con lo sguardo serio o persino truce, ad aggredire più che a snobbare l'infinita stupidità degli adulti.
Questi ragazzi non ostentano la loro diversità, la vivono e basta. Qualcuno ha gli occhi accesi, qualcuno la faccia da nottambulo, privi o quasi di atteggiamenti studiati del corpo.
E' un far finta di essere sani? Non lo so. Forse quelle foto non dicono tutto di loro.
Cosa rimane per loro al fondo dell'ultima birra scolata il sabato sera? Solo un rutto, a rompere il silenzio in attesa del tiro di prima mattina.
Davanti a loro una visione spesso asfittica e desolante della vita quotidiana cittadina che induce scoramento, schifo e sfiducia oltre il tollerabile ed a cui pochi sfuggono con fatica.
Alla loro età, mi par di intuire, ero assai più povero della media di loro ma assai più ricco di speranze, progetti e attese.
Neppure la famiglia è per loro un porto sicuro, un attracco da cui riorganizzare la navigazione. Una famiglia disorientata che non educa all'apertura a nuovi orizzonti ma si chiude a riccio coltivando un egoismo familistico che guarda il mondo dallo spioncino del portone.
Dalla bocca dei politici poi, questi non sapranno alcuna verità ma solo chiacchiera che nasconde silenzi o menzogne o lusinghe.
E non tutti capiscono che chi li lusinga è un loro nemico.
Anzi, qualcuno l'ha pure capito ma non lo giudica intollerabile.
Ai più, invero, non piace il piatto che viene loro servito: si sentono orfani di menù e sognano di rovesciare il tavolo.
Intanto lasciano che la nebbia scorra davanti alle loro vite, in attesa di lasciarsi illuminare dal sole.
La fervida sensibilità degli sguardi e l'aria di festa di quelle foto non dicono tutto. Quei volti ci sembrano dire, rassicuranti "non vi angosciate, ce la caveremo" ma intanto è come si sentissero orgogliosi di non aver rivelato nulla di sé.

sabato 25 novembre 2006

L' Altra Pontremoli di Don Adriano


Sono entrato in quel cinema quasi per caso, ne sono uscito con la serenità di chi affronta un nuovo giorno, pur all'inizio della notte.
"Quando la sera scende" è un video sulla vita, bella e intensa, di un grande prete.
Vi si racconta non solo l'esperienza africana di Don Adriano Filippi, tra le braccia di una umanità lacera e soffocata, ma anche il suo percorso lunigianese degli anni 70.
Vi si racconta di come riunì un gruppo di giovani musicanti dal nome suggestivo: L'Altra Pontremoli. Uscendo dalle parrocchie, portavano tra la gente, feste dell'Unità e dell'Amicizia comprese, canzoni popolari ritrovate che parlavano di lavoro, emigrazione, fatiche e inquitudini di emarginati dagli occhi umidi.
Vi si racconta di come il movente del progetto fosse l'insopportabile distacco dell'ambiente culturale pontremolese, autocentrato sul Bancarella, indifferente alle ansie e indignazioni di quanti vivevano con affanno sotto questo cielo.
In bottega ora raccontano che in quegli stessi giorni altri giovani, non di parrocchia, davano vita a un altro Canzoniere Lunigianese che portava le stesse canzoni, o altre d'ugual contenuto, in altre feste e in altre piazze. Ancora, altri ragazzi, non di parrocchia, scrivevano su manifesti, carta da pacchi e pennarello, le stesse accuse alla congrega del Bancarella.
Quelle sensibilità condivise e pur contemporanee erano destinate a mai incontrarsi in quegli anni.
Altri avevano costruito un clima di muro contro muro per evitare che quelle sensibilità si incontrassero e muovessero unite.
Chi ci racconta la storia e vuol gestirci la vita ha poi cancellato la notizia di di quella condivisione di ansie di riscatto, quasi a estirparne le fastidiose radici. Una omissione che vorrebbe mantenerci estranei pure oggi, con le nostre inutili e povere diffidenze quotidiane.
Che altri video si uniscano a questo, a raccontar ancora l'altra Pontremoli e allontanare ogni rimozione.

l'immagine è tratta dal blog della scuola media di Zeri: